Piazza Fontana, Il Cantiere tenta di sfondare i cordoni per contestare Maroni
See on Scoop.it – L’Alter-Ugo
12 dicembre. Il ricordo di Milano. La battaglia di Cucchiarelli e sodali per la riapetura delle indagini, su una tesi che non piacerà né alla compagneria né alòla fascisteria – Foto: Milano today
Ecco la cronaca:
«Passano gli anni, ma non la determinazione nel trovare giustizia e verità. La ferita che quella bomba causò è ancora aperta». Lo afferma in una nota il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ricordando il 12 dicembre del 1969. «Diciassette vittime e 88 feriti fu il terribile bilancio di un disegno eversivo che colpì Milano e tutta l’Italia. Fu un duro attacco alla democrazia – prosegue il sindaco che oggi parteciperà alla cerimonia per il 44/o anniversario della strage -, ma questo non impedì a tutti noi di rialzarci e di tornare a guardare verso il futuro con consapevolezza e speranza». «Non ci stancheremo mai di tornare in questa Piazza, simbolo di libertà e democrazia, valori che proprio 44 anni fa qualcuno ha cercato di cancellare senza riuscirci. Ogni giorno, e lo ribadiamo ancora oggi ad alta voce – conclude Pisapia -, siamo impegnati nella difesa di questi valori, a partire dalla difesa della Costituzione.
All’arrivo del presidente Roberto Maroni i manifestanti del Cantiere hanno sfondato le transenne e hanno cercato di raggiungere l’area della commemorazione. La polizia ha formato un cordone e li ha fermati. La manifestazione di ricordo delle vittime e il silenzio si sono svolte con regolarità e nel silenzio generale, ma una volta conclusa sono ricominciate urla e fischi. Le proteste, una volta allontanatosi Maroni, sono proseguite contro il sindaco Pisapia, che allontanandosi ha commentato: «credo che queste proteste si giudichino da sole»
E ora due interventi importanti sulla questione delle indagini chiuse definitivamente.
Paolo Cucchiarelli rilancia la sua tesi del doppio attentato con il coinvolgimento di Valpreda e segnala le aporie della decisione della magistratura milanese:
Sono debitore a Vincenzo Vinciguerra di una maturazione dopo le sue critiche di aver fin troppo difeso Pietro Valpreda, arrivate dopo l’uscita del libro nel 2009. La seconda edizione del 2012 fa un passo in avanti collocando questa <<trappola>> all’interno di una comune azione dimostrativa antisistema che all’epoca era ben possibile, come spiegò in prima pagina sul Corriere della Sera Giovanni Ventura nel 1986. <<E’ assurdo affermare che Freda e Concutelli abbiano preparato
l’ordigno di Piazza Fontana per poi con segnarlo a Valpreda?>>, chiede Giangiacomo Foà a Ventura rinchiuso in quel momento nel carcere di Buenos Aires. << No. Nel clima di quegli anni ciò era possibile>>.
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http://www.vuotoaperdere.org/dblog/articolo.asp?articolo=172#.Uqm068LEfz0.facebook
Stefania Limiti invia una nota al blog di Vincenzo Vinciguerra:
Se fossi un magistrato della Procura di Milano, e mi capitasse di leggere la lucida, direi inquietante, riflessione di Vincenzo Vinciguerra sulla strage di Piazza Fontana e le recenti (presunte) indagini, penso che farei un salto dalla sedia.
C’è un brevissimo passaggio del suo saggio che dice così: “non tutti sono morti” e si riferisce a persone che hanno la responsabilità di quel tragico pomeriggio del 12 dicembre. Non è una frase minacciosa o il vanto di uno che ne sa molto.
Vinciguerra ha scelto molto tempo fa la sua collocazione nelle vicende giudiziarie e a quella si è sempre attenuto, con estrema ostinazione. Non ha mai avuto bisogno di lanciare messaggi obliqui, non è mai stato questo il suo stile. E’ stato ed è sempre rimasto un soldato politico – e in questa veste parla di Pietro Valpreda. Se ha fatto nomi è per la denuncia politica dei ‘parastali’, i suoi ex camerati che brigavano con il potere.
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http://www.archivioguerrapolitica.org/?page_id=5309
Qui il testo di Vinciguerrra sull’archiviazione, risalente a un mese fa:
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