Sull’Europa e le suggestioni contro. Adinolfi vuole ripartire dagli anni 70: Europa-Fascismo-Rivoluzione
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La chiusa dell’intervento di Gabriele Adinolfi:
Quest’Italia priva di palle non può nulla da sola e nulla con nessuno. Essa sa produrre soltanto sciuscià, cuochi, camerieri e “creativi”.
Senza una rivoluzione culturale ed esistenziale non può alcunché: né in Europa né fuori di essa; né con l’Euro, né con la Lira, né con i bitcoin né con la moneta di complemento.
Allora dico ai neoprefascisti. Provate ad abbandonare i due prefissi, soprattutto il secondo, a smetterla di rappresentarvi in facebook e nella commedia umana e ad essere più impietosi con voi stessi, sì da essere realmente e definitivamente esemplari e non solo ad intermittenza.
Le risposte poi ci sono; sono già lì. Mancano solo le mentalità operative.
Quando si diserta la mentalità operativa si cercano immancabilmente scorciatoie nelle parole e generalmente lo si fa assumendo slogan e sbandierando formule che sembrano dure, antagonistiche, rivoluzionarie ma che sovente sono ottuse, involute e fuorvianti. E spesso vanno nella direzione voluta dall’occupante come da tradizione nello spontaneismo soggettivistico e nell’assemblearismo tanto cari a molti, non di certo a me.
Cari camerati, ripartiamo dal nord e da dove siamo nati: “Fascismo, Europa, Rivoluzione”.
Oppure ognuno per sé e il biberon per tutti.
Ma accorgiamoci che persino Enrico Letta, in queste condizioni e di fronte a certe soluzioni alternative, riesce ad apparire un gigante…
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