Una donna schiava, un marito islamista e l’ossessione del politicamente corretto

schiava

Il titolo sull’homepage di Repubblica.it

Nell’ossessione del politicamente corretto si è fatta trascinare anche la casta giornalistica, che tra le tante, inutili, Carte deontologiche ne ha varata anche una a tutela dei principi e dei valori antirazzisti. Credo sia la Carta di Roma che afferma la regola che non bisogna “tipizzare” in senso etnico-razziale o religioso i protagonisti dei fatti di cronaca. Il problema però è che tutte le Carte di questo mondo servono a pulirsi il culo se poi violano uno dei principi costitutivi della professione giornalistica: la completezza dell’informazione. Ora la questione è molto semplice: la circostanza che la famiglia protagonista del feroce abuso sia pachistana è un accidente o l’identità etnica è un elemento significativo se non addirittura costitutivo della vicenda?

Schiava a casa sua. A 25 anni doveva lavare, pulire, occuparsi delle incombenze domestiche del marito e degli altri membri della famiglia senza poter mai uscire di casa. Alla fine sono stati arrestati in sei. Il marito, i suoceri e i tre cognati (due fratelli e una sorella) della giovane pakistana sono accusati dai carabinieri di aver letteralmente schiavizzata per oltre quattro anni nell’abitazione di famiglia a Cassano Magnago (Varese). (…) Dal 2011 al 2015 la ragazza “veniva costretta non solo a svolgere tutte le incombenze domestiche e a soddisfare le necessità di tutti i membri della famiglia, ma di fatto completamente privata della libertà personale e di comunicazione con il mondo esterno”.  Da quando la ragazza, che non parla l’italiano, aveva sposato uno dei figli ed era andata a convivere con il nucleo familiare, era stata segregata nell’abitazione chiusa a chiave. La suocera la costringeva ad alzarsi alle sei del mattino e a lavorare in casa fino allo sfinimento anche durante due gravidanze. Il marito della 25 enne, a quanto si apprende avvicinatosi nel tempo all’Islam radicale, prima di essere arrestato ha preteso di essere totalmente lavato e di pregare. Era proprio lui, con suo padre, a minacciare di morte e schiaffeggiare la 25enne quando non eseguiva gli ordini degli uomini di casa o della madre. Alla ragazza era impedito di mangiare e bere senza il loro permesso tanto che i famigliari aver dotato la dispensa e frigorifero di lucchetto in modo che non potesse aprirli. La 25 enne non poteva nemmeno farsi la doccia o utilizzare il bagno senza che ci fosse qualcuno anche sorvegliarla.

Nel dubbio, io applico il principio di schierarmi sempre e comunque dalla parte della vittima. E quindi tra l’istanza antirazziale che tutela l’appartenenza etnico-religiosa dei carnefici e l’identità di genere che vede le donne brutalmente penalizzate nelle culture integraliste islamiche, io contesto l’ossessione del politicamente corretto e rivendico il diritto a chiamare le cose per quello che sono. In questo caso una violenza dall’evidente matrice etnico-religiosa.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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