21 ottobre 1981: i Nar ammazzano il capitano Straullu e l’autista

straulluI tre [Alibrandi, Cavallini e Sordi, ndb] lasciano di corsa Milano [dove hanno ucciso due poliziotti in un conflitto a fuoco casuale]  tornano in treno a Roma, perché è pronta un’altra azione, ancora contro la polizia: ormai tra i Nar e l’antiterrorismo è guerra aperta. Ancora la Mambro:
Era diventata quasi una guerra personale tra noi e la Digos di Roma. Dal carcere arrivavano da mesi notizie inquietanti sui metodi di interrogatorio del capitano Straullu, che era il responsabile romano dell’antiterrorismo per la destra. Ripeto, ci arrivavano informazioni brutte e sgradevoli nei suoi confronti. Abbiamo visto che anche Di Vittorio ha raccontato di essere stato interrogato e pestato a Treviso da agenti della Digos romana, guidati da Straullu. E Magnetta ha fatto il nome dell’ufficiale della Digos come responsabile della squadra che sparò al valico del Gaggiolo, ferendo Carminati.
Continua Francesca Mambro:

Erano diverse le persone che erano state pestate da lui o da gente della sua squadra. Per esempio Gabriele De Francisci fu sottoposto a un interrogatorio molto pesante, con tante botte, così come Riccardo Brugia e altri ragazzi arrestati. Ma eravamo comunque arrivati ad accettarla, come cosa. Quando ti arrestano, metti anche nel conto che, per farti parlare, ti pestino. Io dicevo sempre che se uno non regge alla sofferenza e al dolore fisico e parla, non gli si può fare una colpa. Cedono persino uomini addestrati come gli agenti segreti, perché non dovrebbe crollare anche un ragazzo di vent’anni, in fin dei conti? E poi chi può sapere, tra di noi, se e quanto resisterebbe al dolore fisico? Infatti quando ci arrivavano voci su persone che non avevano avuto un atteggiamento – diciamo – integerrimo di fronte alle botte o alle torture, io ero sempre titubante nel condannarli. Ma poi ci giunse la notizia che Straullu aveva circuito la donna di un camerata arrestato e, per di più, era anche andato in cella a dirglielo. Quella, credo, fu la goccia che fece traboccare il vaso, perché significava togliere la dignità a una persona, umiliarla nella sua intimità, e questo fu ritenuto inaccettabile dalla maggior parte di noi. Fu una decisione sofferta quella di uccidere Straullu; alcuni di noi erano contrari, perché non volevano mettersi contro la polizia. «Già ce li abbiamo addosso», dicevano, «se facciamo una cosa del genere, non ci daranno più tregua. Perché dobbiamo metterci in mezzo a questa storia?» Ma poi prevalse la decisione di agire. Basta, ci dicemmo, mettiamo fine una volta per tutte a questa storia.
Straullu gira sempre con un’auto blindata, guidata da un agente della Digos. Abita alla periferia sud della Capitale, a Casal Bernocchi, direzione Ostia. Così i Nar si armano con fucili d’assalto e proiettili perforanti per sfondare vetri e corazza blindata. Cavallini si è persino portato una lancia degli indiani d’America, con cui infilzare il cuore di Straullu. Un significato, a suo dire, simbolico, che sia di monito per chi si mette contro i Nar. L’azione scatta alle 9 del mattino del 21 ottobre 1981. I Nar decidono di aspettare l’auto della Digos all’uscita di un breve sottopassaggio che porta a via Ostiense. Vale e la Mambro, su un’auto, sono sotto casa di Straullu e faranno da staffetta, avvertendo il gruppo di fuoco dell’arrivo della macchina della polizia. Negli appostamenti precedenti Straullu era stato accompagnato da un autista su un’Alfetta bianca blindata, ma oggi Mambro e Vale lo vedono salire su un’Alfasud rossa, apparentemente senza blindatura. Ripartono e arrivano al punto in cui è appostato il commando nero. Li avvertono: «Guardate che oggi Straullu sta su un’Alfasud rossa, non sull’Alfetta bianca blindata». Ma ormai le armi sono quelle. Dopo pochi minuti l’Alfa guidata dall’agente scelto Ciriaco Di Roma, con Straullu al suo fianco, imbocca il breve tunnel di Ponte Ladrone. Sordi, con un fucile d’assalto G3 a spalla, si mette in mezzo alla strada e spara contro l’abitacolo, seguito subito dopo da Alibrandi che mira, con un Garand, contro i due uomini della polizia. L’auto procede ormai senza più controllo e, appena uscita dal tunnel, viene fatta oggetto di raffiche di M12 sparate da Cavallini e Soderini. Poi finisce la sua corsa contro un muro. Alibrandi si avvicina a Straullu e gli spara un ultimo colpo al capo, provocando effetti devastanti, perché il Garand era armato con proiettili traccianti e lui non lo sapeva. A quel punto l’attentato si è trasformato in una mattanza. Anche oltre le intenzioni dei terroristi, che impediscono alla Mambro di avvicinarsi ai due corpi senza vita per prendersi le loro pistole e desistono dall’idea di infilzare Straullu con la lancia di Cavallini. Poi fuggono su due auto. Ormai i Nar hanno tagliato i ponti con tutto e tutti. (1-continua)
FONTE TRILOGIA DELLA CELTICA/NICOLA RAO

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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