Parigi – Bruxelles: una sola banda dietro le stragi

Strage a Bruxelles, la città simbolo dell’Ue, ora listata a lutto e sotto shock. Prima due kamikaze all’aeroporto, poi una bomba nella metropolitana all’ora di punta hanno seminato morte e paura colpendo il cuore dell’Europa. Il bilancio provvisorio degli attacchi, di cui l’Isis ha rivendicato la paternità, è di 32 morti e 230 feriti, ma probabilmente è destinato a crescere per le condizioni gravi in cui versano alcune delle persone ricoverate in ben 25 ospedali della capitale. Al momento è stato possibile accertare che sono solo tre gli italiani rimasti coinvolti negli attentati, per fortuna in maniera non grave. Quasi tutti, dopo essere stati medicati, sono stati dimessi dall’ospedale. Tra i dispersi, ma a questo punto si teme il peggio, una funzionaria italiana dell’Unione europea, Patrice Ferri, che viaggiava normalmente su quella linea metro.
Il duplice attacco è il più grave mai subito dal Belgio in tempo di pace e il premier Charles Michel, a cui è arrivato il sostegno di tantissimi leader europei e non – da Obama a Renzi, da Merkel a Cameron a Erdogan – ha promesso che la caccia ai colpevoli sarà condotta “senza tregua, giorno e notte”, perché “noi siamo uniti e determinati a proteggere la nostra libertà che è stata colpita”. “E’ ancora presto per dire con certezza se gli attacchi siano legati a quelli di Parigi”, ha detto durante una breve conferenza stampa il procuratore federale Frederic Van Leuw a cui sono state affidate le indagini. Ma intanto numerose perquisizioni sono state subito lanciate in diverse parti di Bruxelles e del Paese.
A scatenare questo macello sono bastati quattro uomini: tre kamikaze (2 all’aeroporto, uno sul treno metropolitano) e un quarto (a sinistra nella foto) intensamente ricercato. Gli ordigni usati confermano gli evidenti legami con le stragi di Parigi a novembre. Ancora una volta a confezionare le cinture esplosive è stato l’uomo dello Stade de France, un mago delle “miscele commerciali”, facilmente reperibili ma assai pericolose se non maneggiate con precisione e cautela.

E in un covo nel comune di Schaerbeek, quartiere della capitale già setacciato dopo gli attentati di Parigi, sono stati trovati un ordigno esplosivo con chiodi, prodotti chimici e una bandiera dell’Isis. A segnalare la base logistica il tassista che ha trasportato gli attentatori all’aeroporto e li ha riconosciuti nel fermo immagine diffuso all’aeroporto.

E proprio due ordigni con chiodi, secondo fonti ospedaliere, sarebbero stati utilizzati per l’attacco kamikaze condotto a Zaventem, l’aeroporto di Bruxelles. Qui, poco prima delle 8, ha preso il via la scia di sangue che ha sconvolto la capitale del Belgio e dell’Ue, frequentata ogni giorno da migliaia di persone provenienti dai quattro angoli d’Europa. La prima bomba è esplosa nei pressi dei banchi accettazione delle compagnie aeree. La seconda, dopo pochi secondi, ha devastato la zona di collegamento tra i banchi check-in e i controlli di sicurezza. I superstiti e i soccorritori si sono trovati davanti a una scena raccapricciante: corpi smembrati, sangue e vetri ovunque, una colonna nera di fumo che si levava verso il cielo. Neanche il tempo di capire che cosa fosse successo e un altro attentato, alle 9.11, seminava morte e terrore dentro un vagone nella metropolitana mentre il convoglio era fermo alla fermata di Maalbeek, nel centro del quartiere che ospita le istituzioni europee. Ad agire un solo kamikaze, fratello di uno dei responsabili della strage all’aeroporto. Una coppia, quella dei fratelli Bakraoui con una robustissima sequela di precedenti penali malavitosi. A questo punto è scattato l’allarme rosso: tutta l’area è stata blindata dalle forze di polizia, lo stato di allerta è stato portato al massimo livello in tutto il Paese, i trasporti pubblici sono stati sospesi e le stazioni chiuse.

Le prime indagini condotte dagli inquirenti hanno portato all’individuazione di tre sospetti grazie a un fermo immagine preso dalle telecamere dell’aeroporto che li riprende mentre spingono dei carrelli-bagaglio con sopra dei grossi borsoni: due si sarebbero fatti saltare in aria, il terzo, con occhiali e cappello calato sulla testa, è oggetto di una caccia all’uomo per la quale la polizia ha chiesto l’aiuto della cittadinanza. I due presunti kamikaze indossano entrambi un solo guanto sulla mano sinistra: secondo i media, sarebbero serviti a nascondere i detonatori degli ordigni. Intanto, per proteggere gli obiettivi sensibili – stazioni, centrali nucleari, porti e aeroporti – il governo ha deciso di schierare altre centinaia di soldati e altri poliziotti che avranno anche il compito di sorvegliare le frontiere. E si fa strada l’ipotesi che l’arresto di venerdì scorso del più ricercato d’Europa – quel Salah Abdeslam membro del commando di Parigi che poi non ha avuto il coraggio di farsi saltare in aria ma è rimasto nascosto a Bruxelles per quattro mesi – abbia potuto imprimere un’accelerazione all’esecuzione di attentati che sicuramente sono frutto di un’accurata pianificazione.

“Continueremo a colpire l’Isis”, ha assicurato Barack Obama da Cuba. Renzi ha sottolineato che la “minaccia è globale, ma i killer sono anche locali. Non è tempo né di sciacalli né di colombe”. Per Hollande, con gli attacchi di Bruxelles “è stata colpita tutta l’Europa”, cosa che impone di prendere “misure indispensabili” e proporzionate alla minaccia: la guerra “sarà lunga”. Scioccato e preoccupato si è detto anche Cameron. E in una nota congiunta, i leader Ue hanno parlato di “attacco alla nostra democrazia”.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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