17 maggio 1978: la polizia arresta e tortura Enrico Triaca, il tipografo delle Br

Otto giorni dopo l’uccisione di Aldo Moro, qualcosa si mosse. Da tempo la polizia era sulle tracce di un estremista di sinistra, sospettato di essere in contatto con le Br. Si chiamava Enrico Triaca e lavorava in una tipografia in via Pio Foà 31. Il 28 marzo, dodici giorni dopo la strage di via Fani, una segnalazione anonima all’Ucigos chiedeva di «controllare le seguenti persone che sono certamente collegate con le Br:
1) Teodoro Spadaccini, anni 30/35, pregiudicato;
2) certo Gianni, che lavora al Poligrafico e ha un’auto 126 Fiat targata Roma S04929;
3) certo Vittorio, di anni 25/30, che ha un’auto Ami 8 targata Roma F74048;
4) Proietti Rino, attacchino del Comune di Roma;
5) Pinsone Guglielmo, che circola con una Fiat 125 di colore celestino. Tutti e cinque abitano nella zona Prenestina e frequentano la Casa della Studentessa».

La tipografia delle Br

Gli uomini dell’antiterrorismo si misero al lavoro e pedinando Spadaccini arrivarono a Triaca e al posto dove lavorava. Una pattuglia aveva provato a parlare con Triaca, ma era di sabato e la tipografia era chiusa. Il 17 maggio la polizia si rifece viva in via Foà, e stavolta l’obiettivo c’era.
All’interno della tipografia trovarono la macchina per scrivere elettronica con cui le Br avevano scritto i documenti del sequestro Moro [in realtà era stata usata per la stampa dell’opuscolo sulla Risoluzione della Direzione Stretgica di febbraio 1978, prodotto in mille copie, ndb], bozze di volantini, risoluzioni strategiche, bozze scritte a mano di altri documenti delle Br, volantini di rivendicazioni di altri attentati e persino soldi provenienti ancora dal sequestro dell’armatore Costa, a Genova.

Gli arresti

Arrestarono Triaca con l’accusa di partecipazione a banda armata e associazione sovversiva, insieme con Antonio Marini, Teodoro Spadaccini e altri esponenti romani delle Br. Poi lo lasciarono agli uomini del professore.
Il trattamento ebbe i suoi effetti. Il tipografo cantò e il giorno dopo, a verbale, ammetteva di far parte delle Brigate Rosse: raccontò che le spese per mantenere la tipografia erano state pagate da uno dei capi delle Br, a
lui noto con il nome di Maurizio, che conosceva fin dal 1976, e fornì molti elementi a carico degli altri arrestati.

Ma un mese più tardi, il 19 giugno, Triaca provò a denunciando le torture subite: «La sera del 17 maggio fui portato dentro un furgone dove c’erano due persone con casco e giubbotto antiproiettile. Fui bendato e steso per terra. Il furgone partì. Poi fui fatto scendere e, sempre bendato, venni spogliato e legato su un tavolaccio.
Qualcuno mi tappò il naso con le mani e mi versò dell’acqua in bocca per non farmi respirare. Per due volte qualcuno mi gettò in bocca una polverina».

Una denuncia autolesionista

La denuncia di Triaca fu formalizzata e si aprì un’inchiesta contro ignoti. Ma, non potendo riconoscere nessuno dei suoi torturatori, il 7 novembre 1982 il tipografo si beccò anche una condanna per calunnia dal
tribunale di Roma.

Dopo questa prima operazione, però, il professore per parecchio tempo non fu più chiamato. Inizialmente gli spiegarono che non si potevano ripetere, a breve distanza, trattamenti su diverse persone perché «se c’è solo uno ad
accusarci, lascia il tempo che trova, ma se sono diversi, è più complicato negare e difenderci».

Quel colpo al cuore

Una videointervista del 2012 di Enrico Porsia a Enrico Triaca

Il sacrificio di Enrico Triaca servì quindi a frenare il ricorso al metodo Ciocia, il commissario napoletano dell’antiterrorismo che per primo lo aveva applicato ad Alberto Buonoconto. Ci sono voluti trentacinque anni per cancellare quella condanna. Una revisione ottenuta grazie alla pubblicazione di “Colpo al cuore” di Nicola Rao, libro da cui è ricavato questo post e che racconta l’oscena epopea del “professore De Tormentis”.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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