In proud and glory di Corrado Carnevale

La feccia forcaiola che da troppi anni dilaga troppo a sinistra oggi si è scatenata a dileggiare Corrado Carnevale. Un giurista straordinario che ha lottato in difesa della civiltà giuridica contro la barbarie dell’emergenza. All’epoca la mia convinzione intuitiva fu rafforzata dall’icastica spiegazione di Tommaso Sorrentino, il mio avvocato e testimone di nozze. Un altro gigante del diritto penale. Ugo, si incazzano perché dimostra quanto sono ciucci, svelando tutti gli errori delle inchieste e delle sentenze. Me lo disse in calabrese. L’ho tradotto perché non lo so scrivere. A rendergli omaggio ho scelto i post di due compagni e di un camerata. Per diverse ragioni a me molto cari. Ci spiegano come Carnevale abbia reso giustizia a vittime dell’emergenza. Toni Negri e i coimputati del 7 aprile, i militanti delle Ucc, Paolo Signorelli
Alessandro Smerilli
Per quanto ne so, Corrado Carnevale è stato un grande giurista. Incensurato, nel senso che è stato riconosciuto definitivamente innocente dei reati a lui ascritti (a differenza del pregiudicato Piercamillo Davigo). Ciò malgrado è oggi sbeffeggiato da Repubblica e altri quotidiani, per anni proni a quella grande buffonata che è stato il processo trattativa stato-mafia. Mi limito a un solo esempio: la demolizione del “Processo 7 aprile” arrivato con la sentenza delle Sezioni Unite penali della Corte di Cassazione da lui presieduta nel 1988.
Decisione che non fu “politica”, ma tecnico-giuridica: Carnevale ritenne insostenibile l’impianto accusatorio unitario: non era giuridicamente dimostrabile l’esistenza di un vertice unico, una struttura organizzata che collegasse Autonomia operaia e Brigate rosse. La Cassazione colpì l’uso estensivo e creativo del reato di associazione sovversiva. Qualcuno si ricorda del primo pentito “creativo” della storia recente d’Italia, Carlo Fioroni, l’assassino di Saronio, assecondato nelle sue menzogne dall’allora giovane PM Spataro?
Dopo l’annullamento il maxiprocesso si frantumò in procedimenti più piccoli e le pene furono drasticamente ridotte. Toni Negri non era il “capo delle BR”, finì la stagione dei “teoremi giudiziari”, ci fu un ripensamento dell’uso del diritto penale d’emergenza e una forte critica alla confusione tra repressione penale e conflitto politico, un imbarazzo istituzionale per anni e anni di carcerazione preventiva. Il Processo 7 aprile rimase come caso-scuola di cosa succede quando la giustizia prova a colpire un’area politica più che fatti penalmente dimostrabili. Ce ne fossero di giusti come Corrado Carnevale.
Francesco Mancinelli
Se non era per il giudice Carnevale, Paolo Signorelli sarebbe marcito in galera con la giustificazione di figure giuridiche prive di sussistenza come … Concorso Morale, Presunto Mandante, Influencer di follie ecc.ecc. Corrado Carnevale con quelle sentenze di merito basate su nessuno prova indiziaria, compiacenze di pentiti e drogati e procure di chiara marca giacobina, ci si puliva dignitosamente il sedere ogni mattina e rispediva tutto al mittente, non sacrificando e piegando il Diritto alla vendetta politica …. E questo valeva anche per delinquenti e mafiosi … O si arrivava a dimostrare i reati o i reati di Presunta Supponenza finivano come carta da cesso ….
Un Giudice vissuto nel segno della ” giustizia giusta’ e non il Nano cantato da De André, vissuto di rivalsa e cialtronesco predominio …

Lanfranco Caminiti
è morto corrado carnevale, originario di licata, che fu il più giovane presidente di corte di cassazione, che diresse dal 1985 al 1993.
a lui devo sostanzialmente la derubricazione di tutti i reati in cui ero coinvolto per “concorso morale” nel processo che mi vedeva accusato per banda armata, che era quella fattispecie giuridica per la quale ogni appartenente a un’organizzazione era accusato di ogni reato che quella organizzazione avesse compiuto e rivendicato.
mi restarono i miei, di reati – che non erano pochi e erano pesanti, ma almeno erano quelli di cui io ero responsabile. quella sentenza fu la prima che smantellò il “concorso morale”, usato e abusato a manetta, cosa che poi carnevale reiterò in diversi processi per mafia.
gliene vennero accuse velate (e il nomignolo di “ammazzasentenze”) e esplicite di connivenza, fino a un processo – banalmente – di “concorso esterno in associazione mafiosa”, sulla base delle dichiarazioni di un pentito, per il quale fu sospeso dal servizio, condannato e poi definitivamente assolto e reintegrato. quello era il tempo delle leggi d’emergenza e della guerra. una schifezza.
Magistrato unico, che non faceva crociate, che non aveva rapporti privilegiati con i cronisti, che non faceva politica… ricordo gli strepiti dei manettari e dei giustizialisti, difensori della legalità democratica, espressione ipocrita per nascondere l’illegalità fatta sistema… peccato che siano pochi i magistrati con cultura giuridicoprocessuale almeno sufficiente…