Mafia capitale, così Carminati finisce incaprettato

La ritrattazione di Roberto Grilli, il pentito il cui battito d’ali ha innescato la tempesta giudiziaria di Mafia capitale, è perfettamente funzionale al disegno strategico dell’accusa. Il narcotrafficante avrebbe infatti dichiarato ai carabinieri del Ros che pur non avendo ricevuto minacce si sente in pericolo perché il potere intimidatorio di Carminati a Roma è integro. E proprio su questo passaggio si consuma l’intera partita del processo. Perché in assenza di delitti violenti l’accusa di associazione si regge proprio sulla potenza intimidatoria. E certo la sentenza dei giorni scorsi che nega la natura mafiosa del clan Fasciani è un cattivo presagio per il procuratore capo Pignatone. Si spiega così l’imbruttita con il difensore di parte civile dell’avvocato Naso, che ha capito perfettamente il trappolone piazzato contro il Cecato. Che cos’è più tipicamente mafiosa della paura dei testimoni?

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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