Mafia Capitale: si sono perse le chiavi di Luca Gramazio

gramazio a casa pound
Da oltre un anno in carcere. È la situazione giudiziaria di Luca Gramazio, il consigliere regionale di Forza Italia coinvolto nell’inchiesta su mafia capitale. Se il suo arresto fece rumore, è invece calato il silenzio sulla sua lunga detenzione, a carattere cautelare. Silenzio rotto ieri dall’annuncio del senatore azzurro Francesco Giro. “Anche in qualità di vicepresidente della delegazione parlamentare italiana al consiglio d’Europa, tenuto a far rispettare i principi della convenzione dei diritti fondamentali dell’uomo, voglio denunciare la disparità di trattamento fra l’ipergarantismo usato per molti personaggi coinvolti o lambiti in questi giorni nello scandalo rifiuti a Roma (di proporzioni gigantesche ) e -di contro- la rigidità applicata a chi, come Luca Gramazio, è in galera da oltre un anno, senza un processo fatto e senza una sentenza (neppure) di primo grado. La Procura intervenga e conceda almeno la misura degli arresti domiciliari a Gramazio padre di un bimbo nato dopo il suo arresto! Non c’è pericolo di fuga, non c’è rischio di inquinamento delle prove e neppure di reiterazione del reato. Si ponga allora fine a questo uso della carcerazione preventiva senza limiti”.

Il primo ad aderire e rilanciare l’appello è Francesco Storace che fa intervistare il senatore Giro dal suo “Giornale d’Italia”. E in effetti quella di Luca Gramazio (nella foto a CasaPound durante la presentazione de l libro di Morucci: è il primo da destra) è una detenzione anomala, visto che ha ammesso l’intensa frequentazione con Buzzi  – “un questuante, non un capomafia”) e ricostruito con precisione gli incontri con Carminati, im una dichiarazione spontanea in aula, in un’udienza ad aprile:

Ho conosciuto Buzzi nel 2006 quando ero consigliere comunale. Buzzi era un’icona delle cooperative sociali, una icona della sinistra, un uomo stimatissimo, tenuto in grande considerazione fino al 2 dicembre 2014. Io stesso sono stato impressionato dal percorso umano e lavorativo di Buzzi, un uomo che dopo il carcere è stato capace di dare lavoro a 1300 persone. Buzzi ha pagato legittimamente la campagna elettorale di altri, anche dei miei avversari politici ma non ha pagato la mia. Buzzi nelle sue intercettazioni quando parla di uomini a libro paga, dei suoi cavalli, dei suoi politici di riferimento, non mi cita mai perché con lui ho un rapporto sano. Buzzi non l’ho incontrato cinque volte come dicono i Ros ma centinaia di volte. Era come tutti gli imprenditori, gli serviva sempre qualcosa, una carta, una delibera che non era stata rispettata. Buzzi per me era un questuante non un capomafia. Il Ros mi contesta 13 incontri con Carminati, ma sono stati 6 o 7 tra il 2012 e il 2014. Cinque di quelli citati da Mazzoli avvengono con Buzzi o Testa. Testa mi presenta Carminati come un imprenditore, uno che lavorava, che si era affrancato da crimini e da errori del passato come numerosissimi personaggi che venivano dal mondo degli anni ’70-80. Esiste un solo incontro con Carminati intercettato, quello del 23 luglio 2013, incontro che dura 2 ore in un ristorante e c’era anche mio padre. Mio padre e Carminati non si vedevano da 30 anni. Mio padre era in splendidi rapporti con i genitori di Carminati, militavano insieme nel movimento sociale degli anni ’70 ed erano presenti al mio battesimo. In quella circostanza si parlò di fatti degli anni ’70 e ’80, come l’omicidio Verbano, fatti che sono avvenuti prima che io nascessi.

 

Di questo  incontro registrato e della sua confusa divulgazione me ne ero occupato all’epoca del primo blitz su Fascinazione:

Le conversazioni tra Massimo Carminati e i Gramazio, intercettate dai Ros e inserite in trascrizione nell’ordine di custodia per Mafia Capitale, hanno avuto notevole risalto mediatico ma, stranamente, nessuno si è accorto che in quella principale (quella del 23 luglio 2013 al ristorante il Bruttone sulla nomina di Quarzo a presidente della Commissione Trasparenza del consiglio comunale) c’è una lunga discussione sugli omicidi di Valerio Verbano e Angelo Mancia che, nella trascrizione dei carabinieri diventano un unico delitto, anche se i particolari descritti (la presenza della madre nel primo caso, i camici da infermieri usati dai killer) permettono di distinguere i due fatti. Il riferimento all’inizio della discussione al Brasile va spiegato ricordando l’articolo del Corriere della sera che a inizio luglio annunciava una “missione brasiliana” per il pm che indagava sull’omicidio Verbano e che sarebbe andato a interrogare il “sospetto”, “Marco”:

 

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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