Oregon, nei social media i miliziani diventano i cowboy gay di Brokeback Mountain

“Arrendetevi”. Subito dopo l’arresto da parte dell’Fbi,  Ammon Bundy, il leader dell’occupazione del Malheur National Wildlife Refuge, attraverso il suo avvocato ha ordinato la resa ai suoi miliziani. Il blitz si è consumato a un posto di blocco, lungo una strada innevata nel sud-est dell’Oregon, e ha portato alla cattura anche di suo fratello Ryan e sei seguaci. Un altro occupante, Robert (Lavoy) Finicum, un allevatore che svolgeva con grande passione compiti di portavoce del movimento, è stato ucciso mentre “era disarmato con le mani in aria” secondo quando sostiene la pagina di Bundy Ranch su Facebook. Un testimone, arrestato con i Bundy ma rilasciato senza accuse, ha riportato in un video di YouTube che Finicum aveva lasciato il suo truck nella neve dopo un inseguimento e accusa gli agenti di avergli sparato a freddo. Accuse confermate da un video Fbi.  La vittima aveva annunciato ai giornalisti che preferiva essere ucciso che catturato, considerato l’atteggiamento giusto e legittimo di un cittadino.  Il “Libertà o morte” invocato dal portavoce ucciso richiama i classici del lessico americano dell’ anti-tirannide, da Patrick Henry al “sic semper tyrannis” dell’assassino di Lincoln, John Wilkes Booth. L’idea che il governo americano è un’organizzazione totalitaria che non può rispettare i propri cittadini è una pietra miliare della destra radicale.

L’occupazione di Malheur, innescata da un’annosa disputa sull’uso da parte degli allevatori ‘di terre pubbliche, ha riaperto la discussione pubblica sulla portata della violenza legale in America in un periodo in cui si susseguono episodi di brutalità poliziesca nelle metropoli, con numerosi episodi di giovani più o meno inermi ammazzati in circostanze controverse. Per quasi quattro settimane di occupazione, in cui uomini armati (e qualche donna) hanno sfidato l’autorità federale, usando gli edifici come un banco di prova per riportare terre pubbliche sotto il controllo statale e locale, il governo è sembrato in una situazione di stallo. Nella loro cosmologia costituzionale, una versione localista dell’ideologia della frontiera, una corrente storica del populismo americano, i miliziani inveravano la legge a Malheur, mentre gli agenti federali rappresentavano gli usurpatori.

Gli agenti federali hanno tollerato questo teatro secessionista, permettendo agli occupanti di lasciare il rifugio per la spesa, lasciando che i sostenitori potessero unirsi all’occupazione, fino a raggiungere i 150 armati, e anche non tagliando l’elettricità. Questo atteggiamento indulgente, evidentemente frutto della lezione dei disastrosi anni Novanta con gli scontri di Ruby Ridge, Idaho, e Waco, Texas, non poteva durare all’infinito. Una apparente posizione diplomatica si è rivelata una strategia vincente della polizia. Quando Ammon Bundy e altri dirigenti hanno lasciato il rifugio, sono stati bloccati immediatamente, decapitando il movimento che dall’Oregon ambiva ad estendersi ai confinanti stati dell’Idaho e del Nevada.

Il conflitto, prima che sul terreno militare, visto la scelta governativa del basso profilo, era stato giocato con durezza sul piano simbolico, attraverso i social media. L’hashtag #bundyeroticfanfic, che rappresentava gli occupanti come i cowboy gay di Brokeback Mountain, aveva avuto un boom iniziale e poi era calato rispetto ai trend dominanti su Twitter (sulla falsariga di ” ‘Voglio che tu mi porti come Obama prende le nostre libertà’, Jed sussurrò. Il suono di una cerniera Carhartt fu la sua unica risposta “). Negli ultimi due giorni ha ricominciato a salire, e per lo più è degenerato in graffiti omofobici. I Bundy incarnano un ben standardizzato stereotipo di mascolinità americana e così per i social media liberal è stato facile capire dove colpirli: non siete ribelli, ma perdenti, in un tono un po ‘ troppo “alla Donald Trump”. A sua volta il populismo estremista di Trump con la pretesa di deridere le élites punta molto del suo disprezzo ai soggetti socialmente deboli. I contestatori dei Bundy nella loro polemica hanno ovviamente sbeffeggiato le popolazioni rurali ma il bersaglio principale è stata la tradizione del “diritto alle armi” che gli occupanti rappresentano.

La guerra dei simboli è conclusa mercoledì nella banalità di un blocco del traffico su una strada di un inverno nevoso. Era chiaro fin dall’inizio che l’amministrazione Obama tutto voleva tranne che uno scontro armato con un gruppo di cafoni bianchi. Come ogni attivista del secondo emendamento sa, gli “occupanti” armati sono un problema, soprattutto quando non si arrendono. E del resto il tema del “diritto alle armi”, già rientrato nel dibattito mainstream per i diversi drammatici episodi di omicidio di massa consumati nell’arco del 2015, ha acquistato crescente spazio nella campagna delle primarie. Sia Trump sia Ted Cruz offrono immagini vivide di americani versione Rambo che tirano giù “terroristi”, rilanciando il mito dell’estrema destra che i cittadini armati siano in grado di risolvere una crisi nel tempo necessario alla visione di un clip.  Questa illusione di video-gioco è considerata ridicola da chi ha reale esperienza con le armi, una misura estrema che andrebbe evitata per le soluzioni di ogni controversia. Quando gli occupanti hanno promesso uno scontro a fuoco, hanno mostrato la reale incomprensione del cul de sac in cui si erano cacciati. L’idea forza che a un governo incompetente e totalitario si possa opporre la forza organizzata dei cittadini retti, al tempo stesso oppressi e onnipotente, si è rivelata del tutto fallace. Quando questo guazzabuglio paranoico ha incontrato la realtà, gli eventi successivi sono stati brevi, spaventosi e tristi.

Fonte: New Yorker

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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