Ma chi è la ragazza col foulard, icona del ’77: Simonetta, Fiamma, Luana?

Ma chi era la ragazza dal volto coperto i cui occhi luminosi – colti in una foto scattata da tano D’Amico – sono una delle immagini cult del Settantasette?
Il 29 dicembre scorso è morta di cancro a 64 anni Simonetta Frau, maestra elementare, attivista sindacale di Unicobas, pittrice. Nel saluto commosso di Stefano D’Errico e dei compagni dell’Esecutivo nazionale è ricordata appunto la circostanza che fosse suo il volto che spunta dal cordone dei carabinieri.

Il comunicato dei suoi compagni Unicobas

Da qualche tempo vittima di un male cialtrone, a soli 64 anni, il 29 dicembre è morta Simonetta Frau, a lungo in prima linea nelle lotte per la Scuola, militante e membro dell’Esecutivo Nazionale del nostro sindacato. Militante politica sin dalla scuola superiore, una sua foto scattata da Tano D’Amico (la seconda qui riprodotta) è diventata uno degli emblemi della generazione del Movimento del ’77. Moltissimi i ricordi di lei, della sua grande curiosità intellettuale, del suo essere ogni giorno gioviale e disponibile, indistinguibile nella sua meravigliosa presenza sempre giovanile, intelligentissima dirigente sindacale, pittrice estroversa, scrittrice, Maestra di altissimo pregio.
Chiunque abbia avuto il privilegio e l’onore di conoscerla, compagni di sindacato, amici, colleghi ed alunni, non può che ricordarla con enorme rimpianto ed immensa stima ed affetto.

Il rilancio di Contropiano

La notizia è rilanciata stamattina da Contropiano, che pubblica anche una foto di compagneria davanti al liceo, in cui è cerchiato il volto di Simonetta. E da qui rimbalza sulla stampa mainstream, sul Messaggero, che sottolinea l’importanza di quell’icona.

I primi dubbi, poi Fiamma si fa avanti

Ma nelle pagine social cominciano ad affiorare i dubbi. Qualcuno pubblica una foto recente di Simonetta Frau mentre fa speakeraggio a un corteo sindacale. Molti contestano la somiglianza. Alcune persone che asseriscono di essere stati suoi compagni e compagne nel Settantasette a Ostia non la riconoscono e soprattutto sostengono che, vista l’immediata diffusione della foto, ne avrebbero parlato con lei.
E così spunta un’ altra “ragazza del 77”, Fiamma Lolli, diplomata al liceo artistico, 21 anni all’epoca, che ricostruisce così la storia, dando particolari e qualche riscontro:

Fiamma: io sono leggenda

È di questi giorni la notizia della morte di Simonetta Frau, insegnante, sindacalista, pittrice e autrice di “La seconda chance” (Mimesis Edizioni). Non l’ho mai conosciuta ma, naturalmente, la morte di una compagna e coetanea colpisce sempre.
Simonetta Frau, però, leggo in queste ore, è stata anche la famosa “Ragazza e carabinieri”, foto del 1977 di Tano D’Amico. Ora, che io sappia, la ragazza ero (e sono) io.
Mi piacerebbe avere la conferma o la smentita di Tano (per non parlare di una stampa di quella foto!) ma, dopo tanti anni – bimbi: quasi quarantatré, ormai, glom – non ci spero più.

Qualche anno fa, durante la presentazione di un suo libro alla Libreria Grande di Ponte San Giovanni (Perugia), disse che ero io (mi pare che la presentazione sia stata a cura di Giovanni Dozzini, chissà se ricorda qualcosa) e mi promise una stampa; mi dette il suo numero di telefono ma non ci trovammo mai. Me la sono stampata dal web.
Anni dopo, durante una trasmissione radio su Rai3, lanciò la ricerca della “misteriosa ragazza”, ma lo seppi troppo tardi (mi avvertì, tra gli altri, Michele Cecere, anche qui chissà se ricorda) per chiamare.

Da allora mai più travisata

Da parte mia tutto quello che posso dire è che so di avere cominciato a vedere la foto su quotidiani e riviste pochi giorni dopo lo scatto e so di essere stata io, so di che colore era la bandana – blu e bianca – so che in uno uno dei tanti fogli volanti del ’77 c’era scritto “Fiamma si è sssiolta le tressie, oh!” (erano i tempi in cui scrivevamo, disegnavamo, pubblicavamo e affidavamo alle distribuzione del movimento innumerevoli deliri – noi intendo Olivier, Maurizio Gabbianelli detto Fanale, Carlo e tantissime e tantissimi altri) proprio perché da quando la foto cominciò a spuntare un po’ dappertutto non ne potei più di quell’aria guerriera con le trecce arrotolate per non dare appigli ai celerini durante gli scontri e le sciolsi. Da allora non mi sono mai più coperta la faccia in un corteo.

Tanti i nomi per quel volto

Che vi devo dire di più? Nel corso del tempo ho sentito dire, letto, saputo, che la ragazza si chiamava Marina ed era (è, spero) di Napoli; che era una studente greca fuori sede; e, ora, che si chiamava Simonetta ed è morta. Che cosa dovrei fare, chiedere una rilevazione biometrica sulla distanza degli occhi, la forma di quel che si vede del naso, l’attaccatura dei capelli eccetera? Anche no.
Ringrazio Sara, Francesco, Gina, Alessandro, Valentina, Marina, Aurora e ho perso il conto di chi altri per essersi preoccupati per la mia salute ma sto bene, ho solo (ancora) mal di schiena.
Per il resto, da oggi sono – definitivamente – leggenda.

Fiamma, a sua volta, è ancora un’attivista. Vive da anni a Livorno ed è un’operatrice culturale, si occupa di scrittura, traduzioni e teatro. E’ stata candidata alle ultime elezioni comunali con la lista Buongiorno Livorno che, abbinata a Potere al Popolo, ha portato il candidato sindaco al 14% e al quarto posto

Una leggenda metropolitana nera

Senza nulla togliere ai fermi convincimenti e ai riferimenti abbastanza precisi di Fiamma Lolli e dopo aver osservato che la ragazza con il fazzoletto ha zigomi abbastanza larghi, più simili a quelli di Fiamma che di Simonetta, mi tocca raccontarvi una leggenda metropolitana che circola da tempo negli ambienti della fascisteria romana.
No, tranquilli, nessuna infiltrazione. La ragazza dagli occhi ridenti era una compagna del movimento, una fuorisede pugliese che, nella fase del riflusso conosce, si innamora, sposa un camerata settentrionale che si trasferisce a Roma qualche anno dopo il ’77 e ci fa dei figli.

Così, quando lei è morta qualche anno fa, più di uno dei miei amici e conoscenti della fascisteria romana mi interroga: Lo sai che è morta… Ma tu la conoscevi, vero?”. e al mio puntuale cascare dal pero: “eddai era la compagna della foto con i carabinieri”. La storia all’epoca mi sembra intrigante e comincio a muovermi, ho qualche conferma più o meno diretta, da parte di gente che l’ha conosciuta a inizio anni Ottanta e mi rassicura sull’impressionante somiglianza. Poi mi fermo. Quando vengo a sapere che i figli non hanno piacere che si racconti la storia della mamma scomparsa. Invecchiando sono diventato un sentimentale e lascio perdere l’inchiesta.

La ragazza con il foulard è tutte noi …

A questo punto, che dire, visto che ci sono ancora testimonianze discordanti e più persone che si fanno avanti? Ma no, lasciate stare, io la conosco, l’ho incontrata poco tempo fa e non è questa. E allora forse bisogna dar retta a Laura, una più giovane compagna fiorentina che, sulla pagina Il Settantasette conclude.
“Giusto che sia così, ma antipatiche le rivendicazioni. Quell’immagine è un simbolo, è tutte e tutti noi (comprese noi sorelline minori), non serve associarla a un nome”.
Chiudiamola così, tra storia e leggenda, ma augurando, ovviamente, lunga vita alla compagna Fiamma, e in buona salute …

E da una curva dello spaziotempo spunta Luana

Ovviamente, cominciata la mitopoiesi diventa inarrestabile. E così Paolo Morando, il giornalista che ci ha mirabilmente raccontato il prequel di Piazza Fontana caccia dal cascione di facebook un suo vecchio post del gennaio 2018, giusto due anni fa, con la foto che immortala quello che a suo dire è l’abbraccio tra fotografo e fotografata, Luana Emery. Poi vai ad aprire la pagina di Luana e scopri che il 27 gennaio lì comincerà un corso di storia sociale della fotografia. Presentato, ovviamente, con la foto della “ragazza e il carabiniere”. E il gioco vertiginoso continua. Comunque Luana conferma il ricordo di Paolo Morando nel gruppo Il Settantasette:

Sono Luana Emery, non conoscevo Simonetta e mi dispiace molto. Ho già scritto a LaRepubblica, per informarvi che quella foto me la scatto Tano in quel 1977. Ho avuto il piacere di incontrarlo dopo tanti anni, ed e’stato un immenso piacere misto a commozione. Non voglio creare polemiche, ma solo avvisare chi mi conosce, per evitare equivoci, che sono qui ancora testimone della mia foto. Un saluto a tutti e grazie di avermi accettato nel gruppo così da poter spiegare.

PS: Ora l’autrice della foto ha anche un nome: Luisa Briganti. Mentre Gabriele Agostini, presidente del Centro Sperimentale di Fotografia Adams e curatore del volume collettivo sul ’77: “Il piombo e le rose” precisa il contesto: “La foto che ritrae il fotografo Tano D’Amico abbracciato a tale Luana Emery è stata scattata all’interno del Museo di Roma in Trastevere che ospitava la mostra ’77 una storia di quarant’anni fa nei lavori di Tano D’Amico e Pablo Echaurren in esposizione dal 23 settembre 2017 al 14 gennaio 2018 [mostra da lui stesso curata, ndb]. Questa compagna, si è fatta fare una foto insieme a Tano dopo averlo salutato. Non mi risulta abbia rivendicato di essere la compagna ritratta nella foto “icona del ’77”.  .

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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2 comments on “Ma chi è la ragazza col foulard, icona del ’77: Simonetta, Fiamma, Luana?
  1. Gabriele Agostini ha detto:

    Caro Ugo Maria Tassinari, ti scrivo precisando quanto segue: la foto che ritrae il fotografo Tano D’Amico abbracciato a tale Luana Emery è stata scattata all’interno del Museo di Roma in Trastevere che ospitava la mostra ’77 una storia di quarant’anni fa nei lavori di Tano D’Amico e Pablo Echaurren in esposizione dal 23 settembre 2017 al 14 gennaio 2018. Questa compagna, si è fatta fare una foto insieme a Tano dopo averlo salutato. Non mi risulta abbia rivendicato di essere la compagna ritratta nella foto “icona del ’77”. Per quanto riguarda la questione dei corsi di fotografia sociale il cui docente è Tano D’Amico vorrei significarti che lo stesso tiene questi corsi da tanti anni presso il Centro Sperimentale di Fotografi Adams e che lo stesso Tano e il Centro per promuovere la propria attività non sono mai ricorsi a simili bassezze. Chi ti scrive è Gabriele Agostini, ideatore e curatore della mostra di cui sopra e del volume Il Piombo e le Rose. Utopia e Creatività nel Movimento 1977 nonché Presidente del Centro Sperimentale di Fotografia Adams. Resto a dispopsizione per ogni ulteriore chiarimento.

    • Ugo Maria Tassinari ha detto:

      Nessuna allusione a bassezza. Soltanto l’evidenza di una coincidenza significativa. Non ho visto la mostra ma ho letto il libro: è bello.

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