1 gennaio 1994: rivolta del Chiapas. Zapatisti contro l’accordo di libero mercato

L’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), è un caso abbastanza anomale nella storia dei movimenti rivoluzionari. Infatti, sono rari gli atti violenti attribuibili all’organizzazione, anche se praticano una retorica e una autorappresentazione militarista, presentandosi in pubblico in mimetica e passamontagna sul volto.

Il nome del gruppo, fa riferimento ad Emilio Zapata, il rivoluzionario messicano che ad inizio ‘900 guidò la lotta contro la dittatura. Nel 1915 istituì la “Comune di Morelos”, un’esperienza di “democrazia dal basso”. Zapata distribuisce le terre confiscate ai latifondisti ai contadini. Ma la risposta militare schiaccerà nel sangue l’esperimento.

Attualmente gli zapatisti, si battono in difesa dei contadini indios, i discendenti dei Maya, che per lo più vivono facendo i contadini nella regione del Chiapas, la regione più meridionale e tra le più povere del Messico. Ma più in generale, rivendicano i diritti delle popolazioni native del sud-america contro lo strapotere delle multinazionali, spesso di origine statunitense..

L’Ezln, un movimento indigenista e libertario

Lo EZLN nasce il 17 Novembre del 1983, data ancora celebrata dagli zapatisti: Il movimento è l’unione di elementi provenienti da diversi gruppi di ribelli, alcuni pacifisti altri violenti che si fondono su posizioni indigeniste e libertarie. Nel 2014, nel ventennale della rivolta, il subcomandante Marcos rinuncia all’incarico da portavoce,

La rivolta inizia pacificamente

La rivolta ha inizio il primo gennaio 1994 nel Chiapas, la regione messicana al confine con il Guatemala. in concomitanza con l’entrata in vigore del NAFTA (North American Free Trade Agreement) un accordo tra Messico, USA e Canada per agevolare delle attività commerciali tra questi paesi. Gli zapatisti occupano 5 municipalità del Chiapas, e da quella di San Cristobal de Las Casas, il Subcomandante Marcos, il portavoce del movimento, ha letto la “prima dichiarazione della Selva Lacandona”. L’EZLN dichiara guerra al governo del Messico e annunciavano libertà, giustizia e democrazia per tutti i messicani. Inoltre fu preso prigioniero l’ex-governatore del Chiapas, il generale Abasolón Castellanos Domínguez, in seguito giudicato e condannato da un simbolico “tribunale indigeno”, ma rilasciato senza avergli fatto alcuna violenza.

12 giorni di scontri, 300 morti

Il giorno dopo, i ribelli furono costretti alla fuga dal dispiegamento militare, così ricorsero alla violenza. In quel momento, la popolazione “civile” sosteneva seppur freddamente gli zapatisti, chiedendo proprio la risoluzione pacifica della questione.

Dopo 12 giorni di scontri, con 300 morti tra le due parti, il presidente Carlos Salinas de Gortari, al suo ultimo anno di mandato, ha accettato la proposta dell’EZLN di un dialogo con la mediazione della diocesi di San Cristòbal.

Gli accordi di San Andres

Le trattative tra le parti sono durate tre anni. Si conclusero con gli “accordi di San Andrés”. Sancirono un alto grado di autonomia in una cinquantina di municipi indigeni del Chiapas. Oggi li amministrano le “giunte zapatiste del buon governo”. “Adesso il governo non entra nelle nostre comunità, e nemmeno i militari e la polizia, che prima facevano quello che volevano” . Lo dice l’indio Antonio López Jiménez, della comunità di Patate, nel municipio di Ocosingo, dove avvennero gli scontri più sanguinosi. Tra i benefici ottenuti terre in proprietà. Le lavorano comunitariamente e privatamente contadini che prima erano peones .

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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