Strage di Bologna, l’interruttore non fa parte della bomba

L’interruttore trovato tra le macerie ai Prati di Caprara, che si ipotizzava potesse essere quello usato nella strage del 2 agosto 1980, sembra non aver fatto parte della bomba. Lo sostengono i consulenti della Procura di Bologna, Paolo Zacchei e Paolo Egidi, entrambi esperti della polizia scientifica di Roma, E’ emerso nell’udienza di ieri davanti alla Corte d’Assise di Bologna, che processa l’ex Nar Gilberto Cavallini per concorso nella strage. Mesi fa ha anche disposto una perizia chimico esplosivistica, ancora non conclusa, affidata all’esperto Danilo Coppe che sarà depositata il 15 ottobre.

Per Zacchei, infatti, “l’interruttore non è di ghisa, come ipotizzato in un primo momento, ma ha una base in alluminio, come abbiamo saputo il 5 settembre. Se fosse stato vicino alla
bomba – ha spiegato in aula – si sarebbe quindi fuso”. L’oggetto trovato ai Prati di Caprara è soltanto deformato. Tuttavia, pur avendo diverse perplessità  sull’interruttore, Zacchei preferisce attendere le conclusioni del perito Coppe (prima di fare ulteriori considerazioni.
Viene così a cadere il tentativo di ritirare in mezzo, di nuovo, Christa Frolich, la terrorista tedesca legata a Carlos, arrestata a Fiumicino nel 1982 con esplosivo e un interruttore simile.

La Corte acquisisce i verbali di Amato al Csm

Intanto La Corte d’Assise di Bologna ha disposto l’acquisizione dal Csm dei verbali delle audizioni del giudice Mario Amato, comprese le parti secretate. Amato fu assassinato il 23 giugno 1980, poco prima dell’attentato alla stazione, per mano di Cavallini e Luigi Ciavardini, mentre era titolare di tutte le inchieste sul terrorismo nero nel Lazio.
“Per noi si tratta di una iniziativa importantissima della Corte”, ha spiegato l’avvocato di parte civile Andrea Speranzoni, al termine dell’udienza. “L’omicidio di Amato si salda alla strage di Bologna. Mario Amato aveva ereditato le indagini di Vittorio Occorsio – ha aggiunto il legale – che riguardavano l’eversione di destra e Concutelli. Ma avevano posto al centro nel 1975 anche un signore che si chiama Licio Gelli”.

Speranzoni ha poi ricordato che “lasciarono Amato in una condizione di totale isolamento all’interno della Procura di Roma. Questo squarcio di verità , legato anche alle importanti somme di denaro che finirono due giorni dopo il suo omicidio sul conto corrente di Flavia Sbrojavacca (all’epoca fidanzata con Cavallini, ndr.) diventa ulteriormente importante”.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

2 comments on “Strage di Bologna, l’interruttore non fa parte della bomba
  1. Gabriele Paradisi - Cittadino giornalista ha detto:

    La valigia sequestrata a Christa-Margot Frohlich a Fiumicino il 18 giugno 1982, non conteneva un interruttore simile a quello ritrovato ai Prati di Caprara

    • Ugo Maria Tassinari ha detto:

      Così il Fatto Quotidiano dopo l’interrogatorio del perito:
      Secondo quando è scritto nella perizia, l’interruttore, simile ad un interruttore dei tergicristalli di un’auto, posizionato su una staffa di metallo, piegata da un lato, di circa dieci centimetri di lunghezza per 3 centimetri di altezza, trovato l’estate scorsa dall’esplosivista geominerario Danilo Coppe nel mucchio di materiale che venne ammassato all’epoca della strage all’interno della caserma di Prati di Caprara quando la stazione di Bologna venne sgombrata dai detriti dopo l’attentato, è compatibile con un interruttore di sicurezza artigianale realizzato da chi ha costruito l’ordigno ed è stato utilizzato per evitare l’esplosione durante il trasporto. Ma, trattandosi di un congegno artigianale, sarebbe stato difettoso.

      Le varie somiglianze con quanto trovato nella valigia di Christa Margot Frohlich, meno di due anni dopo la Strage alla stazione di Bologna, avevano, quindi, riaperto i possibili collegamenti con il terrorismo di estrema sinistra:

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