Da Corcolle al delitto di Lunghezza, la parabola di un fascio boro

Del mancato pogrom di Corcolle, un anno e mezzo fa, me ne ero occupato in Fascinazione, nel quadro di una più ampia riflessione sull’emergenza immigrati e l’esplosione della tensione razziale a Roma Est. Ora quella storia rispunta da una curva dello spazio tempo. Perché uno dei coatti di borgata, “interrogati” allora dall’inviato di Piazza Pulita, è stato arrestato nei giorni scorsi per un delitto di impeto: ha ammazzato, nel bar che lei frequentava, la moglie. La donna lo aveva cacciato di casa dopo aver scoperto un suo tradimento. Augusto Nuccetelli era stato il più trucido tra gli intervistati. E non solo per la sfilza di parolacce infilate. Quando il giornalista gli fa notare un tatuaggio fascista che spunta dalla canottiera lui mica si schermisce, anzi, se la sfila, resta a torso nudo e li mette in mostra tutti, una decina, inequivocabili: da “molti nemici, molto onore” a una grossa celtica. Ma, spiega con decisione, “un tatuaggio non cambia un cazzo”. Invoca rispetto. I “negri” sono stati picchiati non per razzismo ma  perché sono “pezzi di merda”. E conclude: “Dimmi come si fa giustizia qui in Italia, dimmelo”. Tutto, dal capello all’indietro alla parlata strascicata al compiacimento della volgarità, richiama il tipo umano del coattone tante volte rappresentato da Verdone, che si è di certo ispirato alla realtà ma poi con la potenza plasmatrice dell’immaginario cinematografico quella realtà ha contribuito a costruire (in un gioco di specchi che abbiamo visto dispiegarsi in altre occasioni, dai “Soprano” a “Romanzo criminale”).
Fosse successo quindici anni fa, questa storia sicuramente avrebbe trovato spazio nella prima edizione di Fascisteria e io ci avrei costruito attorno un capitolo sul fascio boro, variante di borgata dei fasci bar (anche se tutti e due gli episodi si consumano in un bar). Oggi anche se il suo discorso attinge tutto l’argomentario della “difesa identitaria”, dalla sindrome da “stato d’assedio” al vittimismo da welfare ineguale, il personaggio mi sembra emblematico della catastrofe umana prima che sociale delle periferie.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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