Autobomba di Milano, le ragioni della provocazione contro Spedicato

[Questo è il “seguito” dell'intervista a Walter Spedicato, il mio primo scoop giornalistico. Vicenda arcinota ai miei lettori: la provocatoria attribuzione dell'autobomba inesplosa davanti alla questura di Milano al militante tercerista, l'intervista telefonica al latitante rilanciata da tutti i giornali nazionali, la possibilità di offrire un alibi e sganciarsi dall'incastro. Il servizio è articolato in tre parti: intervista a Marcello De Angelis, la realtà di Terza posizione nel 1988, la sua storia] 
Hanno appena avuto il tempo di festeggiare la condanna di Pazienza e soci del Supersismi - al processo per la strage di Bologna che si sono ritrovati al centro dell'attenzione degli inquirenti con il sospetto di strage. Gli esami non finiscono mai per gli esuli di Terza posizione - il gruppetto della destra radicale condannato per banda armata dalla magistratura romana. Allora era toccato a Gabriele Adinolfi e Roberto Fiore - i due leader della colonna 'nera' di Londra. Una valigia ritrovata sul treno Taranto-Milano e attribuita a loro portava direttamente sulle piste della strage di Bologna. Si scoprì poi che era un depistaggio organizzato dalla banda Santovito-Pazienza-Musumeci.
Oggi è capitato a Walter Spedicato - latitante a Parigi - uno dei soci fondatori di Terza posizione, un anonimo telefonista ha cercato di convincere gli inquirenti che era suo il volto dell'identikit dell'autobomba alla questura di Milano. Spedicato non somiglia affatto a quell'identikit ma c'è voluto qualche giorno - un alibi prontamente fornito in un'intervista al nostro giornale e una serie di accertamenti negativi perché i sospetti sfumassero.
"E' sempre la stessa storia. - commenta infuriato Marcello De Angelis - portavoce di Terza posizione - Siamo sempre stati contrari alla lotta armata e proprio da quegli ambienti della destra golpista e reazionaria che ci hanno sempre osteggiato riparte la provocazione. Alla banda Pazienza è andata male, il tentativo di incastrare Fiore e Adinolfi sulla strage di Bologna le è costata una condanna per calunnia. D'altra parte erano in buona compagnia, a costruire una pista 'terza posizione' avevano collaborato lo spione della cia Leeden e il golpista colonnello Spiazzi, legato ad ambienti della Nato".
Marcello De Angelis ha un nome scomodo da portare, suo fratello - Nanni - fu arrestato con uno dei killer del poliziotto Evangelisti - Ciavardini - pestato selvaggiamente in Questura e morto il giorno dopo l'arresto - a Rebibbia. Per gli inquirenti fu suicidio - per i camerati e familiari furono le conseguenze del pestaggio maldestramente camuffato.
Ora è rifugiato a Londra colpito da dodici ordini di cattura della magistratura italiana. Già arrestato dalla polizia inglese si è visto prosciogliere dalla magistratura (per la procedura anglosassone non c'è luogo a procedere quando l'unico materiale accusatorio sono le parole dei pentiti) e così funge da portaparola della comunità italiana di transfughi di destra che orbita intorno a Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi - leaders carismatici di Terza posizione. "Il tentativo di accreditare un collegamento tra il caso Sofri e l'autobomba di Milano - insiste De Angelis - sia pure mistificatoriamente esprime una realtà di fondo - anche se di segno opposto a quella che si vuole affermare. Il potere vuole colpire le forze che si oppongono a un equilibrio di forze che dura ormai da quarant'anni. Al tempo stesso si criminalizzano le opposizioni e si tenta di ridare legittimità alla logica e agli apparati dell'emergenza".
I fuoriusciti di Terza posizione - infatti - anche se si sono sempre dichiarati estranei alla lotta armata - si sono schierati per una soluzione politica degli anni di piombo. "In fase processuale - ricorda De Angelis - ci siamo sempre rifiutati - anche a rischio di una condanna - di dare degli assassini a chi ha fatto la lotta armata. Tranne alcune eccezioni - che poi sono diventati tutti infami - come Sordi - Calore - Fioravanti - si trattava di camerati che sono stati messi in un angolino - esasperati e che hanno reagito con la rabbia e la fierezza della gioventù. Se dal nostro ambiente non è venuta una presa di posizione simile a quella espressa da Curcio e Moretti è proprio perché mentre la sinistra estrema aveva una strategia politica i nostri agivano su un istinto di sopravvivenza - per affermare il proprio diritto all'esistenza".
è proprio in questa chiave che De Angelis reinterpreta la propria militanza. "La nostra scelta umana di appartenere alle frange cosiddette fasciste è stata una provocazione nei confronti del senso comune delle cose. Il fascista era l'eretico per eccellenza e noi ci caricavamo sulle spalle la croce di untori per affermare la nostra estraneità alle basi ideologiche del sistema. Allora era un programma sufficiente. Oggi - senza determinare nessuna rottura col passato - la mia mentalità si è fatta più elastica. Sono un sovversivo e riconosco questo carattere in molti altri che hanno avuto percorsi diversi dai miei".
"Non mi dissocio dal mio passato - né dalla mia esperienza - spiega De Angelis - Allora era una risposta adeguata. Reagivamo - anche quelli che hanno fatto la lotta armata- a un'ingiustizia fondamentale del sistema. La stessa corruzione - la stessa mancanza di legittimità esistono ancora oggi e cosi le ragioni della mia battaglia".
L'orizzonte ideologico resta comunque quello della rivoluzione conservatrice. "La mia attività politica - conclude De Angelis - è tesa alla restaurazione del significato vero delle cose e della vita - della legittimità dell'autorità. e non solo per il mio clan o la comunità immediata, ma per l'uomo stesso".   

Terza posizione e il fascismo rivoluzionario
Ritengono il fascismo un fenomeno del passato ma si proclamano eredi della sua tendenza rivoluzionaria. Non hanno fatto la lotta armata ma chiedono l'amnistia per tutti i prigionieri degli anni di piombo. Contestano la tradizionale topografia destra/sinistra in nome di un bipolarismo reazione/rivoluzione che spacca trasversalmente i due campi. Provano più simpatia per Renato Curcio che per Paolo Signorelli - l'ideologo nero. Sono i militanti di Terza posizione - il gruppo della destra radicale (ma - ovviamente - contestano anche questa definizione) che già nel nome si richiamano all'esperienza peronista di ricerca di una collaborazione tercera tra capitalismo e socialismo - tra Usa e Urss.
Gli assi fondamentali della dottrina che ha informato il progetto e la prassi di Terza posizione sono quattro: la tradizione - intesa come riconquista dell'identità e delle vere concezioni della stirpe mediterranea ed europea» l'indipendenza nazionale - cioè lo sganciamento dai due blocchi» l'antimperialismo - la solidarietà ai movimenti di liberazione nazionale in lotta contro le aggressioni militari ed economiche delle superpotenze» la militanza - l'adesione totale al principio tradizionale che diventa visione del mondo - l'accettazione libera e convinta dei principi di ordine e gerarchia.
Oggi - che l'organizzazione è ormai disciolta da anni - la stessa scelta dei leader rifugiati in Gran Bretagna di dar vita a un Cuiâ militante che con la testata "Orientamenti e ricerche” produce materiali teorici e di analisi conferma le tendenze eretiche di quest'area politica con il richiamo a un'esperienza eccentrica del fascismo europeo - quelle "Guardie di ferro” di Codreanu che furono represse durante la guerra dallo stesso regime collaborazionista rumeno.
L'area politica e culturale di Terza posizione ha dato vita negli ultimi anni alla costruzione di alcuni centri - il "leonardo” di Roma - l'"Ideogramma" di Milano - "l'Aratro" di Battipaglia ed è ancora impegnata nell'opera di ricostruzione di un'opposizione globale al sistema fondata sulle sole discriminanti - per l'area della destra radicale - del rifiuto della lotta armata e dei delatori e da un'esplicita volontà di sviluppare rapporti con tutti i movimenti e le forze giovanili non ancora omologate al sistema.

La breve vicenda del gruppo negli anni di piombo
Terza posizione nasce nel 1978 - come filiazione diretta di un gruppo giovanile Lotta studentesca per la terza posizione fondato due anni prima da tre leader della piazza romana neofascisto - De Mitri (Eur) Adinolfi (Salario) Fiore (Parioli) - come "federazione di tribù". Il progetto politico è ambizioso, coprire il vuoto di leadership creato dalla grande repressione seguita alla pratica stragista del biennio '73-'74. Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale sono fuorilegge - i capi più amati - Graziani e Freda - sono latitanti all'estero o detenuti. L'omicidio Occorsio - voluto da Avanguardia ma compiuto da Ordine Nuovo- ottiene l'effetto di accentuare le diffidenze nei confronti del gruppo di Delle Chiaie - già chiacchierato per le contiguità con i servizi e le tentazioni golpiste. e così Terza posizione riesce a reclutare centinaia di militanti con un programma martellante, rottura con la vecchia leadership reazionaria - costruzione dell'organizzazione rivoluzionaria - esaltazione dei movimenti di liberazione nazionale - da Ira e Eta a sandinisti a montoneros - in una logica che vuole coniugare il tradizionale attivismo violento e spaccone della piazza di destra con un percorso di elevazione individuale del militante di evidente ispirazione evoliana.
Ma il tentativo di cavalcare la tigre dello spontaneismo di destra è destinato alla sconfitta, convergono infatti le spinte imitative della lotta armata di sinistra che attraggono all'azione immediata molti militanti - la spirale dello scontro con i gruppi di sinistra che a Roma lascia numerosi morti in strada da entrambe le parti e la pressione degli eredi di Avanguardia Nazionale (gli uomini come Fioravanti che - accecati dal superomismo - sono convinti di poter strumentalizzare tutti e tutto e farsi così braccio armato per gli sporchi servizi di apparati mafiosi e criminali ma al tempo stesso capaci di reclutare molti che sono attratti dal frenetico attivismo militare della banda). Così quando dopo la strage di Bologna partono le grandi retate del 28 agosto e del 23 settembre contro Terza Posizione e le aree contigue molti dei militanti dell'organizzazione sono già passati alla lotta armata o sotto l'incalzare della repressione stanno compiendo il passaggio definitivo. Ai pochi leader che si rifugiano all'estero non resta che dichiarare disciolto il vincolo organizzativo.
IL GIORNALE DI NAPOLI ed altri 18-19 agosto 1988
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