Il paradosso della Mambro: “Mai stata estremista di destra. Difendevamo il Msi”

“Non sono un’estremista di destra e non lo sono mai stata. Sono stata nell’Msi e nel Fronte della Gioventù, poi sono entrata in clandestinità”. Lo ha detto Francesca Mambro, oggi in udienza per la terza volta nell’ambito del processo che vede imputato Gilberto Cavallini per concorso nella strage di Bologna. L’imputato è sempre assente. L’ex Nar, condannata in via definitiva e ora testimone, è stata poi incalzata dal presidente della Corte D’Assise Michele Leoni che le ha chiesto: “Visto che sicuramente non eravate di sinistra, nella contrapposizione con i ‘rossi’ come vi ponevate?”. Domanda a cui Mambro ha risposto con un lungo discorso: “Noi eravamo militanti del Msi quelli che garantivano una condizione di vivibilità e sopravvivenza al partito. Senza di noi sarebbero stati attaccati e non avrebbero potuto nemmeno tenere un comizio. Era una destra non estremista, una destra che generò un conflitto acuto”, ha detto tra l’altro.

Un discorso che a 40 anni di distanza dai fatti desta sconcerto ma che è abbastanza rispondente al vero. Dei quadri romani dei Nar la gran parte ha militato soltanto in strutture del Msi: il Fronte della Gioventù, il Fuan, i Volontari Nazionali. Vale per l’intero nucleo Portuense-Monteverde (i fratelli Fioravanti, Alibrandi, Anselmi, Bianco), vale per i fascisti proletari di Prati (Aronica, Corsi, Di Vittorio), vale per figure di rilievo come Dario Pedretti e Gabriele de Francisci, passati dai Volontari Nazionali al Fuan, vale per il nucleo femminile del Fuan (Mambro, Manno, Angelini, Serpieri).
Percorsi eccentrici rispetto ai missini hanno due ex avanguardisti dell’Eur come Dimitri e Lucci Chiarissi che partecipano a titolo individuale e danno vita a esperienze disomogenee: il primo mette su una batteria di rapinatori che è una sorta di “nazionale” della piazza nera romana (con Fioravanti, Alibrandi, Carminati e il capo delle guardie runiche Mimmo Magnetta), il secondo anima in provincia una banda abbastanza eccentrica, “Gasparone e i briganti della Tolfa”, impegnata in una campagna sui trasporti pubblici, con attacchi dimostrativi e  bassa intensità. Arrivano ai Nar solo nella fase terminale, in prevalenza dopo la strage di Bologna, i giovanissimi quadri di Terza Posizione (Vale, Ciavardini, Belsito, Soderini, Sordi, Procopio). Attivisti del Fuan e del Fronte della Gioventù era anche il nucleo attivo nel Nord-Est (i triestini fratelli Lai, il patavino Bevivino) e i militanti milanesi impegnati soprattutto in attività di supporto (Calvi e Guaglianone). No, non erano estremisti. Ha ragione Francesca Mambro. Ma hanno fatto un sacco di morti:
compagni (Walter Rossi, Scialabba, Zini, Verbano)
forze dell’ordine (Arnesano, Serpico, Lucarelli, i due carabinieri di Padova, i due agenti digos di Milano, Straullu e l’autista, Capobianco, Radici, Rapesta, Galluzzo)
magistrati (Amato)
passanti (Caravillani)
camerati e complici (Mangiameli, Todaro e Paxou, Perucci, De Luca, Pizzari, Mennucci).
E a ben vedere i camerati uccisi sono quasi il doppio dei compagni… Un modo decisamente particolare di difendere il partito.
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Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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2 comments on “Il paradosso della Mambro: “Mai stata estremista di destra. Difendevamo il Msi”
  1. Pat ha detto:

    Brava Francesca!

  2. Marzio ha detto:

    Una testimonianza preziosa. Notevole l’impegno prefuso contro i camerati, in primis Mangiameli.

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