Feltrinelli guerrigliero impotente: la perla di Federico D’Amato

A quaranta anni di distanza credo sia necessario, andando oltre le letture tese a vittimizzare o a demonizzare l’editore, ricondurre la vicenda entro l’alveo della ricostruzione storica, lasciando in disparte quel flusso di sospetti, ipotesi e congetture – spesso fantapolitiche – che possiamo definire dietrologia. Anche perché, oltre alle testimonianze di amici e compagni (che in un primo momento, comprensibilmente, minimizzarono la propensione guerrigliera di Feltrinelli), sono disponibili, ormai da qualche anno, varie fonti istituzionali extraprocessuali: dal carteggio interno degli organi di polizia alla documentazione riservata del Partito comunista italiano.
Così Eros Francarcangeli nel quarantennale della morte tragica di Giangiacomo Feltrinelli, per contestare lo scoop di Ferruccio Pinotti che poi qualche anno dopo avrebbe prodotto uno dei libri sull’editore che ha lasciato meno il segno
La tesi della messinscena è stata recentemente riproposta in un articolo di Ferruccio Pinotti pubblicato il 1 marzo su Sette, supplemento del Corriere della sera. Il fulcro del ragionamento ruota attorno a una perizia medica che secondo l’autore riaccrediterebbe la pista dell’uccisione.
Federico D’Amato e i nemici dell’editore

Prescindendo dal fatto che i contenuti di tale perizia erano già noti all’epoca dei fatti (…), e che dunque la «scoperta» di Pinotti non è propriamente quello che si definisce uno scoop, lo studio delle fonti ci dice che se è vero che Feltrinelli ebbe numerosi nemici (tra cui il capo della Divisione affari riservati, Federico D’Amato, affiliato alla P2 come altri comprimari di questa vicenda) che progettarono finanche di rapirlo o ucciderlo, è altresì vero che egli scelse autonomamente e consapevolmente la via della lotta armata di tipo «propagandistico».
Il fatto che tale scelta fu «provocata» anche dalla pubblicazione dell’opuscolo Feltrinelli: il guerrigliero impotente, partorito nell’aprile 1971 dalla mente dello stesso Federico D’Amato (il quale – stando a un documento citato da Aldo Giannuli – sembrerebbe aver rivendicato l’operazione) e che la vicenda del traliccio non sia esente da «ombre», non può tuttavia stravolgere quella che appare essere l’interpretazione più probabile: ovvero quella che Feltrinelli morì per un tragico «incidente sul lavoro».
Federico D’Amato e la strage di Bologna

Fin qui Francarcangeli. A confermare il ruolo dello spione gourmet nella persecuzione dell’editore arriva un portale istituzionale, il muro della memoria del Ministero della cultura, che all’editore dedica un lunghissimo post.
L’enorme patrimonio di Feltrinelli e la sua rete di contatti internazionali lo rendono molto pericoloso agli occhi dei servizi di sicurezza: la CIA lo considera «il principale agente del castrismo in Europa», nel 1971 l’Ufficio Affari riservati diffonde nelle edicole come supplemento ai «Documenti sul Comunismo» il pamphlet anonimo Feltrinelli guerrigliero impotente, che lo denigra con ferocia sul piano personale.
Federico D’Amato, una figura inquietante
Oggi sappiamo che Federico D’Amato era una figura veramente inquietante. Tanto che la magistratura italiana, post mortem, gli ha riconosciuto un ruolo fondamentale nella strage alla stazione di Bologna. Forti della lezione di Umberto Eco, che invitava a valutare il nesso imprescindibile tra agenti segreti e menzogna alla luce del paradosso di Epimenide, avevamo avuto modo di “apprezzare” questo suo specifico talento in occasione delle accuse palesemente infondate rivolte ad Adriano Sofri (quando il superpoliziotto fa la proposta a Lotta continua di uccidere i nappisti tutti i “militari” sono già usciti dall’organizzazione).

Ora quel volume, di difficilissima reperibilità, è tornato alla ribalta grazie al documentario Sky, in linea dal 23 febbraio su Now, “L’uomo che sapeva tutto“, che si ispira al saggio di Giacomo Pacini “La spia intoccabile“. E così grazie alla preziosa procedura del fermo immagine possiamo proporvi qualche pagina di quell’ignobile testo. Tra l’altro ci sentiremmo di dire che fu anche un testo inutile. Perché, come ha dimostrato abbondantemente Aldo Grandi nel suo prezioso lavoro su “Gli ultimi giorni di Giangiacomo Feltrinelli” a decidere il passaggio guerrigliero dell’editore è stata la strage di piazza Fontana. In cui al momento non risulta un uolo determinante dello spione gourmet.

Ma a darci una sintesi utile dei contenuti del pamphlet ci pensa Paolo Morando, nel suo prezioso volume sul prequel della strage di Milano, Prima di Piazza Fontana.
Federico D’ Amato e il “guerrigliero impotente”
Nei primi anni ’70 la battaglia politica la si combatteva anche con i libri. Pure quella non ortodossa.Esiste (…) un curioso libricino intitolato Feltrinelli: il guerrigliero impotente, 105 pagine in formato pocket: la copertina e l’interno non ne indicano l’autore, mentre per l’editore la dicitura «Edizioni “Documenti”», con un indirizzo di Roma, non fa molta chiarezza. La quarta di copertina informa che si tratta del «Supplemento al n. 159 di “Documenti sul Comunismo”», e vabbè. Finito di stampare nell’aprile del 1971 e venduto in edicola al costo di 600 lire, copertina arancione su cui si staglia il titolo in nero, il libro offre effettivamente ciò che annuncia: si tratta anche in questo caso di un pamphlet durissimo.
Tutte le donne del re

Dopo una novantina di pagine in cui l’attività imprenditoriale e politica dell’editore viene letteralmente passata nel tritacarne, restituendone un’immagine grottesca, il libro si conclude con un paragrafo intitolato «Tutte le donne del re». E qui da pesanti i toni si fanno giocosamente volgari:
La matrice sessuale della scelta guerrigliera
«Secondo le voci che circolano con insistenza negli ambienti “impegnati” della Milano ricca gli ideali anarchici e le iniziative “rivoluzionarie” di questo “guerrigliero” avrebbero un’origine più sessuale che ideologica. In altre parole, e ricorrendo fatalmente agli insegnamenti di Freud, queste voci danno per certo che il Feltrinelli si dimostrerebbe più valoroso in piazza che nei letti a due piazze».
A sostegno di «queste voci», si riportano per esteso le sentenze di annullamento dei primi due matrimoni civili dell’editore, con Bianca Maria Dalle Nogare e Alessandra De Stefani, entrambe per “impotentia coeundi” (classica via d’uscita in tempi in cui il divorzio non era consentito dalla legge), emesse da tribunali svizzeri e recepite dalla giustizia italiana a norma dell’articolo 123 del Codice civile. Ma Feltrinelli non ha poi avuto un figlio dalla terza moglie Inge? Ecco come il libello risolve la questione:
Arrivò quindi il turno della signora tedesca Inge Schoental, già maritata Fitzgerald, con la quale il Giangi convisse e dalla quale ebbe, chissà come, un figlio [Carlo Feltrinelli è l’autore della magnifica e struggente biografia del padre, Senior Service, ndb] che si affrettò a riconoscere con atto notarile del 17 giugno 1966. Ancora sotto choc per l’inatteso, imprevedibile e inspiegabile evento, il Giangi acconsentì alle solite e borghesi «nozze riparatrici», e i due sposi vissero felici e contenti, o comunque vissero insieme, per alcuni mesi.
Un’idea di Federico D’Amato
Feltrinelli: il guerrigliero impotente, e qui sta il punto, nasce da un’idea di Federico Umberto D’Amato: viene commissionato dall’Ufficio Affari Riservati a un autore che, rivelerà il prefetto tanti anni dopo al giornalista Valerio Riva, fa parte del giro del Bagaglino, il cabaret della destra romana. Una palese provocazione per spingere l’editore a uscire allo scoperto, per farlo agire concretamente da rivoluzionario dopo averlo annichilito sul piano personale.
Lo scrive nero su bianco lo stesso D’Amato nella relazione introduttiva a un vertice del Club di Berna, il coordinamento delle polizie europee voluto proprio da lui e nato nel 1965: una struttura però non codificata in maniera organica, che maschera una sorta di “cordata” tra Fbi, Affari Riservati e servizi di sicurezza francesi contrapposta a quella tra Cia, Nato e servizi segreti militari.
L’incontro si tiene nel 1972, poche settimane dopo la morte dello stesso editore, il cui corpo viene trovato a Segrate dilaniato da un ordigno che, questa la versione ufficiale, stava collocando su un traliccio: «Il libro è stato uno shock psicologico per Feltrinelli – afferma il prefetto – che giocava alla rivoluzione senza rischiare in prima persona e deve essersi deciso a dare ai suoi collaboratori la prova che pagava in prima persona, incominciando a partecipare all’azione. Il libro voleva far uscire Feltrinelli allo scoperto e farlo agire sul piano personale rivoluzionario. Suo scopo era di esercitare una vera e propria azione psicologica».
Giannuli: la rivendicazione di Federico D’Amato
La relazione di D’Amato fa parte dei documenti ritrovati nel magazzino degli Affari Riservati della via Appia. E il perito Aldo Giannuli la interpreta così: «L’intero brano getta una luce assai sinistra sull’incidente di Segrate, già di per sé non del tutto chiaro. Quando, due giorni dopo quella relazione, “Lotta Continua” uscì con l’infelice titolo sulla morte di Calabresi [“Ucciso Calabresi, il maggior responsabile della morte di Pinelli”, N.d.A.], questo parve a molti una sorta di rivendicazione dell’omicidio. Applicando lo stesso metro dovremmo osservare che la relazione di D’Amato sembra una cosa assai prossima alla rivendicazione».
PS: In realtà lo spione gourmet si chiama Federico Umberto D’Amato. La mia non è sciatteria ma obbedienza alle feroci leggi del Seo, che ancora funziona fino al totale trionfo dell’AI. In base al quale non posso mettere il nome completo nel titolo perché mi sfonda due parametri, mentre col nome “tagliato” riduco drasticamente i danni … Chi sa capisce, chi non sa mi perdonerà …
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