Ma Craxi non aiutò Toni Negri a sfuggire all’arresto

Il foglio ingiallito viene posato sul tavolo con un gesto lento, come si fa con un oggetto che ha già vissuto. E mentre lo osserva, l’uomo che quarantuno anni fa lo ha firmato comincia a raccontare.
E’ il gennaio del 1984. E lui lavora a Canale 5, che ha contribuito a fondare. E’ amico del giovane Fabio Fazio, cui ha appena affidato una delle sue prime trasmissioni. Fazio, in quel periodo, imita tutti in televisione, soprattutto i politici. Fa scherzi al telefono.
L’imitazione di Craxi è la sua preferita. Quando la segretaria entra e dice: “C’è Craxi al telefono”, lui pensa subito a uno scherzo.
Ride. Non risponde. “E’ quell’idiota di Fazio”.
Ma la chiamata torna. Torna una seconda volta. Alla terza, risponde.
Dall’altra parte, la voce bassa e secca del segretario del Psi. Del presidente del Consiglio: “Ma lo sai che sei un tipo strano? Vieni subito da me”. Lo fa salire in macchina. Parla poco. Poi, a metà tragitto, chiede: “Hai ancora rapporti con Toni Negri?”
“Non lo sento mai. Perché?”
“Stasera lo arrestano. Devi avvisarlo di non tornare a casa”.
E allora lui torna in sede, proprio qui dove siamo adesso, tra i capannoni degli studi di Cristaldi. Inventa una scusa, prende il telefono, chiama Parigi. Avvisa il suo amico Nanni Balestrini, che a sua volta avvisa Toni Negri.
Il fondatore di Potere Operaio. E dell’Autonomia. Latitante. “Non sono mai stato di Potere operaio, ma siamo tutti di Padova, della stessa generazione. Amici”. Quella sera, Negri non rientra a casa. E non lo arrestano.
Ma l’avvocato della società gli consiglia di mettere tutto per iscritto: “Una memoria, firmata, datata, protocollata dal notaio. Potrebbe servirti”. E così fa. Quel foglio, oggi, è ancora lì. Anzi, qui.
L’uomo, che oggi ha ottantuno anni, magro e brevilineo, si chiama Sandro Parenzo. Produttore, sceneggiatore, imprenditore televisivo. Ha attraversato sessant’anni di storia dei media italiani, sempre sul confine tra potere e finzione …
Così Salvatore Merlo, in una fantastica articolessa per Il Foglio, rilancia senza accorgersene un altro dei tanti falsi del geniale produttore. Perché nel gennaio 1984 Toni Negri era a Parigi da quattro mesi. Era scappato il 19 settembre da Roma, via Corsica, in barca. E non aveva avuto bisogno di nessuna soffiata: sapeva che col voto del Parlamento, negativo dopo la decisione di Marco Pannella di favorirne l’arresto, la sua immunità sarebbe caduta e se lo sarebbero andati a pigliare subito. Negri lo ha raccontato nella sua autobiografia ma sarebbe bastato una scorsa veloce su Wikipedia …
Ottima ricostruzione. come sempre. Correttezza e onestà intellettuale. Diciamo che nel mondo dell’informazione-intrattenimento, più che giornalisti serve essere attori: i toni giusti, le pause, i gesti, i mezzi sorrisi, le smorfie… tutto l’armamentario del guitto (mi capita di non cogliere una notizia al tg perché l’attore/attrice gioca con gli alti e bassi della voce ignorando virgole e punti)… del resto cosa guarda la gente? la cravatta, la scollatura, le aderenze e intanto mangia chiacchiera…il teleutente è una bestia che si cattura con la notiziona e chi sa spararle grosse si prende una fetta di audience… amen