24 gennaio, giorno nero dei sindacalisti comunisti

Continuiamo il gioco della sincronicità. Il 24 gennaio è sicuramente un giorno nero per i sindacalisti comunisti. Nel 1977 uno squadrone della morte fa strage a Madrid della struttura legale delle Comisiones obreras (cinque morti, tre avvocati, un collaboratore, uno studente di legge; quattro avvocati feriti). Uno dei crimini più gravi nella difficile transizione dal franchismo alla democrazia. Una ferita ancora aperta. Nel 1979 un gruppo di fuoco delle Brigate rosse uccide a Genova Guido Rossa, un dirigente della Cgil all’Italsider, responsabile di una struttura del Pci per la lotta al terrorismo. Aveva denunciato, da solo (gli altri si erano tirati indietro), un operaio brigatista che disseminava in fabbrica materiale propagandistico. Il fondatore di Prima Linea, Chicco Galmozzi, operaio alla Breda, la spiega così.
PS: non esistono in Rete immagini delle vittime della Matanza de Atocha, di Guido Rossa ucciso, sì.
Galmozzi: un’occasione persa
24 gennaio 1979. Delle tante minchiate compiute dalle Brigate Rosse è impossibile fare una classifica ma forse l’omicidio di Guido Rossa le batte tutte, anche perché contribuì notevolmente alla loro fine. Rossa era a capo di una struttura antiterrorismo del PCI ma quando si trattò di denunciare un operaio visto a lasciare volantini in fabbrica nessuno, nemmeno gli altri membri della struttura, decisero di firmarla. Giusto o sbagliato il punto di vista dei lavoratori era che fra operai si fa battaglia politica e non si denuncia. In questo senso l’isolamento politico di Rossa avrebbe persino potuto significare una vittoria politica per le Brigate Rosse ma da molto tempo l’uso dissennato delle armi aveva preso il sopravvento su qualsiasi logica politica. E pensare che ancora oggi c’ è in giro chi ha nostalgia o anche solo comprensione per queste emerite teste di cazzo
1977: la matanza di Atocha

Il massacro di Atocha fu un attacco compiuto da miliziani dell’estrema destra nel centro di Madrid nella notte del 24 gennaio 1977, nell’ambito del cosiddetto terrorismo tardo-franchista. Sono stati uccisi cinque avvocati, che hanno segnato la transizione spagnola avviata dopo la morte del generale Francisco Franco.
Gli avvocati del lavoro erano Enrique Valdelvira Ibáñez, Luis Javier Benavides Orgaz e Francisco Javier Sauquillo; lo studente di legge Serafín Holgado; e l’amministratore Ángel Rodríguez Leal. Anche Miguel Sarabia Gil, Alejandro Ruiz-Huerta Carbonell, Luis Ramos Pardo e Lola González Ruiz sono rimasti gravemente feriti.
Un commando di estrema destra entrò nell’ufficio degli avvocati del lavoro delle Commissioni operaie, militanti del Partito Comunista di Spagna (PCE), situato a via Atocha 55, nei pressi della stazione metropolitana teatro del terribile massasco jihadista del marzo 2004. I guerriglieri neri dell’Alleanza apostolica anticomunista (AAA) aprirono il fuoco sui presenti, uccidendo cinque persone e lasciando quattro ferite. LEGGI TUTTO
1979, l’omicidio Rossa
L’omicidio di Guido Rossa segna un punto di rottura nel rapporto tra Brigate Rosse e movimento operaio organizzato. Le conseguenze sono assai negative per la formazione combattente. Le Br avevano sempre mantenuto un rapporto di simbiosi ambigua con la base del Pci in fabbrica. Il quadro comunista della Cgil è l’unico che ha avuto il coraggio di denunciare il postino delle Br nell’Italsider di Genova, Franco Berardi.
Un compagno fragile. Dieci mesi dopo l’omicidio si toglie la vita. La ricostruzione dell’agguato in Wikipedia enfatizza il contrasto tra Riccardo Dura – che trasformò in corso di azione la gambizzazione in omicidio – e le Br. La congettura parte da una testimonianza di quasi 30 anni dopo. Vincenzo Guagliardo, il compagno del nucleo storico che sparò alle gambe di Rossa, accetta di parlare alla figlia della vittima. In realtà il fatto che Dura sia stato in seguito promosso nell’esecutivo brigatista, massimo organo dirigente, dimostra che il problema non sussisteva. LEGGI TUTTO
PS: Vincenzo Guagliardo è morto pochi giorni fa

La dinamica dell’agguato
Da quel portone, nella mattina umida del 24 gennaio 1979, esce un uomo. Fa ancora buio, sono appena le sei e mezzo. E c’è vento, qualche sventagliata di pioggia. L’uomo si chiama Guido Rossa, è un aggiustatore meccanico e un alpinista apprezzato, passione che lo riporta alle montagne del bellunese dov’è nato, alla Torino circondata dalle Alpi dove tanto ha vissuto. È anche un delegato sindacale del suo reparto, la quasi mitica Officina dentro l’Italsider, il grande complesso siderurgico di Cornigliano, a ponente della Lanterna e oltre il torrente Polcevera, intitolato a Oscar Sinigaglia, pioniere della siderurgia italiana.
Una delle grandi cattedrali del lavoro a Genova, novemila gli operai, se ci aggiungi le ditte esterne e l’indotto arrivi a undicimila e più. Guido ha quarantaquattro anni, è marito di Silvia che è impiegata alla Sip e padre di Sabina, che ha sedici anni e va alle magistrali al “Lambruschini”, in Castelletto, il quartiere borghese che confina con quell’Oregina dove sono soprattutto operai e portuali, aristocrazia del lavoro, a popolare le case arrampicate lungo le strade strette che hanno mangiato la collina regalando in cambio un piccolo assaggio di benessere. LEGGI TUTTO
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