Marzo ’77: Luigi Rosati racconta i giorni della rivolta estrema
Luigi Rosati, scomparso un mese fa, era uno dei leader riconosciuti del ’77 romano, con i suoi Comitati comunisti, in cui militavano, tra gli altri, Paolo e Daddo. Qualche anno fa, insieme a uno dei leader della Rete dei Comunisti, Luciano Vasapollo, ha pubblicato il volume CENTOCELLAROS, i cento fiori e La Rosa di Gerico. Una rivoluzione possibile e necessaria, dedicato alla più importante esperienza di radicamento sociale della sinistra rivoluzionaria romana. Ne estraiamo il testo dedicato ai giorni in cui il Movimento del ’77 precipita nello scontro frontale con lo Stato.
Bologna, 11 marzo
A Bologna l’11 marzo 1977, il movimento Comunione e Liberazione (CL) indisse un’assemblea all’interno di un’aula dell’università, che contava più o meno 400 studenti ad assistervi. Molti altri, invece, militanti dei gruppi extraparlamentari, cercarono di assistere all’assemblea ma vennero forzatamente respinti dal servizio d’ordine CL e da tutte le zone della città, cominciano ad accorrere altri studenti e attivisti dei movimenti espulsi dall’assemblea.
L’allora rettore Rizzoli decide ben presto di avvertire le Forze dell’Ordine riguardo i disordini che si erano venuti a creare all’interno dell’università. Un cospicuo numero di agenti caricarono gli studenti di sinistra, permettendo al movimento cattolico di lasciare incolume l’assemblea. Ma l’ingente mobilitazione delle Forze dell’Ordine e le numerose provocazioni subite, fecero da scintilla allo scoppio di un violento scontro contro la sinistra extraparlamentare. Alle molotov dei giovani studenti si rispose con il fuoco di armi da parte della PS, tra questi un giovane carabiniere Tramontani che dopo aver sparato con un fucile ed essersi diretto verso via Mascarella, estrasse la pistola d’ordinanza e cominciò a sparare ad altezza d’uomo.
Un omicidio “giustificato”
Tanti furono i testimoni ad aver riconosciuto il giovane Tramontani sparare sui manifestanti, eppure, fu scagionato da ogni accusa nei processi. Le autorità hanno sostenuto che era in corso una vera e propria rivolta che ha permesso l’uso delle armi come difesa. Ovviamente nessuno degli agenti venne ferito, diversa la situazione per i gruppi extraparlamentari, che subirono la perdita del compagno Francesco Lorusso, compagno di Lotta Continua.
L’omicidio intensificò la rabbia verso quella repressione ingiusta ed esagerata come sproporzionata fu la linea di “difesa” condotta da Francesco Cossiga, ministro degli Interni dell’allora governo Andreotti, che in seguito ai disordini ha inviato nella zona dei veri e propri carri armati. Bologna vide nei giorni successivi la risposta dei movimenti della sinistra extraparlamentare che continuarono la protesta per giorni.
Roma, 12 marzo
L’eco nazionale raggiunto dalla vicenda fece mobilitare tutta Italia con manifestazioni contro la repressione dello Stato. Il 12 marzo successivo, nella manifestazione dei cento mila dell’Autonomia nazionale, che attraversò Roma deserta, talora in un silenzio spettrale e nell’invisibilità delle forze di sicurezza dello Stato, nascoste in alcuni punti strategici della Capitale, i Centocellaros scesero di nuovo in piazza e alcuni di loro parteciparono agli attacchi sporadici armati contro le sedi delle multinazionali, delle banche e le armerie*.
A Roma, la manifestazione nazionale del 12 marzo 1977, già indetta precedentemente, “esplode” di dimostranti dopo la rabbia accumulata nelle ore precedenti, conta più di 100.000 manifestanti di quel movimento conosciuto poi come il Movimento del ’77. Sin dalle prime ore del pomeriggio piazza Esedra si era andata riempiendo. Il clima era teso, duro, in una giornata grigia di pioggia. Il corteo si mosse e passando da via Cavour, arrivò fino a Piazza Venezia per poi prendere via del Plebiscito, unica via permessa visti i blocchi della Polizia.
La sparatoria a via Arenula
A via Arenula scoppia una sparatoria dall’interno del Ministero di Grazia e Giustizia, la maggior parte dei componenti del corteo armati di molotov, scappano, specie le fasce più giovani dai 15 ai 18 anni che componevano il corteo. Cominciarono sparatorie e assalti alle sedi di multinazionali, alle caserme, commissariati, alle armerie come quella sul lungotevere, dopo una deviazione del corteo a piazza Argentina; azione che dimostra come ci sia stata un’operazione consapevole delle masse di armarsi. Il corteo aveva ormai presidiato tutto il centro di Roma. E gli scontri continuarono a lungo.
Contrariamente a ciò che emergeva dai media mainstream, le Brigate Rosse come organizzazione non parteciparono al corteo, poiché erano contrari, ma sicuramente molti BR che avevano aderito all’organizzazione, o lo avrebbero fatto da lì a poco, erano presenti tra le fila del corteo, ma senza rivendicarne la partecipazione o comunque in un contesto contrario alle linee politiche dell’organizzazione.
La dissoluzione dei gruppi
L’esaurimento dei gruppi che avevano caratterizzato la scena politica rivoluzionaria dal ‘69 al ‘74 e ‘75 fu pressoché congenito, dovuto a una mancanza di una linea politica rivoluzionaria, perciò, il loro esaurimento era pressoché inevitabile. Con lo scioglimento di Potere Operaio e Lotta Continua, il Movimento rivoluzionario si frammenta nella struttura organizzativa di gruppi, nel tentativo di ricostruire un’organizzazione con l’esigenza sempre più che potesse avere carattere politico-militare. Ognuno conduceva la propria linea che veniva discussa all’interno delle assemblee e condotta successivamente nei conflitti in piazza e fuori.
Gli avvenimenti del ‘77 nel territorio romano sono riconducibili a vari nuclei organizzati, derivanti dall’Autonomia Operaia e dai Comitati Comunisti. Differente è la posizione dell’autonomia nel senso teorico e ricondotta a Toni Negri. La loro visione politica di prospettiva rivoluzionaria era del tutto nulla e peccavano spesso di autoreferenzialità.
- Io stesso, con i miei più stretti compagni, partecipai al corteo del 12 marzo inquadrato nei ranghi dei Comitati comunisti romani, all’epoca strutturati in due grandi gruppi di zona, Roma nord (Monte Mario) e Roma Sud (Centocelle). Della loro efficienza racconto qui
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