Graziella Fava e le donne uccise negli anni di piombo

Il problema mi era sorto qualche settimana fa, nel quadro del lavorio di aggiornamento dell’Alter Ugo. Il 25 febbraio, anniversario della morte di Iolanda Rozzi, un quadro periferico della dc, che si è spenta dopo settimane di agonia, nel 1980, perché una banda di quartiere le aveva bruciato la porta di casa. Una Primavalle in sedicesimo. Sono partito così alla ricerca delle altre donne vittime del “terrorismo rosso”. La prima vittima era stata Graziella Fava, morta intossicata dal fumo di un incendio appiccato dai Gatti selvaggi, una banda autonoma, il 13 marzo 1979. L’obiettivo era la sede del sindacato dei giornalisti emiliani. Anche questa una morte non voluta … La terza è invece l’unica voluta: Germana Stefanini, una vigilatrice penitenziaria romana. Uccisa in piena fase di ritirata strategica, nel gennaio 1983, da un commando di area brigatista
Mi sono affidato all’intelligenza artificiale per vedere se ce ne sono state altre. E invece niente, non esce nessuna delle tre ai primi giri. Mi danno l’elenco delle vittime delle stragi (Milano, Brescia, Italicus, Bologna), mi danno le militanti cadute in azione (Mara, Barbara Azzaroni, o in imboscate, Annamaria Mantini), e neanche tutte (mancano Laura Bartolini e Wilma Monaco), mi ricordano Giorgiana Masi. E sicuramente ne manca ancora qualcuno. E poi le compagne stuprate nella stagione delle torture.
- 5.6.75 Mara Cagol
- 17.6.75 Iolanda Palladino
- 8.7.75 Annamaria Mantini – Il 7 luglio 1975 i poliziotti arrivano in via Due Ponti quando la casa è vuota. Il portiere consegna le chiavi. Nell’appartamento ci sono documenti falsi e materiali dell’organizzazione. Al termine della perquisizione sei uomini rimangono nell’appartamento. È l’una di notte. Una macchina si accosta al marciapiede. Annamaria saluta Antonio De Laurentis e Nicola Pellecchia, il suo compagno. Le regole dell’organizzazione prevedono che le coppie non vivano insieme. I due compagni la seguono con lo sguardo. Ventidue anni, lunghi capelli castano chiaro, jeans, maglietta color pesca. Arriva su. Infila la chiave nella serratura, la porta si apre da sola. È un attimo. Come un capogiro. Una figura nel buio. Un’arma che sbuca dall’interno. Nemmeno il tempo di poter decidere se prendere la pistola nella borsetta. Uno sparo. Dritto sul volto, sotto lo zigomo sinistro LEGGI TUTTO
- 12.5.77 Giorgiana Masi
- 28.2.79 Barbara Azzaroni
- 25.2.80 Jolanda Rozzi
- 28.1.83 Germana Stefanini – Il cadavere fu riconsegnato nel bagagliaio di un’auto, come cinque anni prima quello di Aldo Moro. Ma stavolta la vittima era molto meno famosa, e persino inattesa: una signora di 57 anni che i giornali dell’epoca definirono «anziana», vigilatrice del carcere femminile di Rebibbia addetta al controllo dei pacchi per i detenuti, nubile, di origini umili e popolari. Una secondina, si diceva allora. Assassinata a Roma il 28 gennaio 1983. Si chiamava Germana Stefanini, ed è l’unica donna uccisa perché bersaglio designato del terrorismo rosso in Italia […]. Ma nonostante questo triste primato, Germana Stefanini ha faticato e fatica ancora oggi ad uscire dall’anonimato. È rimasta una tra tante, mai o quasi mai ricordata anche a quarant’anni esatti da quell’efferato delitto, commesso nella fase ormai discendente della lotta armata in Italia, quando non c’era più nemmeno il flebile collegamento con le pulsioni rivoluzionarie degli anni precedenti. E le azioni dei sedicenti guerriglieri incutevano solo terrore. [Giovanni Bianconi, Corriere della Sera, 28.1.2023]
- 14.12.84 Laura Bartolini
- 21.2.86 Wilma Monaco
Le bruciarono l’uscio. Jolanda Rozzi muore per le ustioni
E” morta lunedi mattina, dopo un mese di atroci sofferenze. Jolanda Rozzi, militante della DC, 62 anni, è l’ultima vittima della violenza terrorista. La sera del 28 gennaio un « commando » dei Nuclei proletari combattenti diede alle fiamme la porta della sua abitazione, in via Carlo Della Porta a Torpignattara. dove da 17 anni viveva con la sorella Rosina, segretaria della sezione femminile democristiana della borgata.
« Mia sorella senti dei rumori, poi il suono del campanello. Non apriva mai a nessuno, ma quella sera aveva creduto che fossi io ». Rosina Rozzi, vincendo a stento le lacrime, racconta ancora una volta il tragico episodio. « E’ stata subito investita dalle fiamme e non è riuscita a salvarsi. Un vicino, Amleto Masci, è riuscito a portarla fuori dall’appartamento, ma è rimasto ferito anche lui ».
I terroristi hanno firmato vicino alla porta il loro assassinio: «Un nostro nucleo ha scovato una militante del partito antirivoluzionario. Morte ai servi dell’imperialismo. Colpire le strutture e gli uomini ».
Forse, dice la polizia, l’obbiettivo era un altro. Forse volevano ferire la sorella Rosina, che dirigeva la sezione femminile della vicinissima sede democristiana. « Ero fuori per lavoro. Jolanda mi aspettava come tutte le sere. Io l’ho rivista soltanto in ospedale, con quelle tremende ustioni. La prognosi prevedeva 60 giorni di ricovero. Non riesco ancora a rendermi conto di questa morte assurda: non ce l’ha fatta perché è rimasta avvelenata dall’ossido di carbonio sprigionatosi nell’incendio ».
Jolanda Rozzi non ha avuto nemmeno il tempo di rendersi conto di quanto stava succedendo. « Mi ha detto di aver sentito come uno scroscio d’acqua. Era invece il rumore delle bombolette spray con le quali i suoi assassini hanno lasciato il “messaggio ” sul muro. Poi i terroristi, prima di salire in ascensore, hanno suonato il campanello e mia sorella ha aperto restando ustionata ». Il giorno dopo i giornali riportarono la notizia dell’attentato, come uno dei tanti episodi di violenza politica, di « microterrorismo » — come viene definito —. Ma quanti episodi simili a questo non hanno avuto una conclusione tanto tragica soltanto per un caso?
Il dubbio di uno scambio di persona
Dagli attentati dinamitardi e incendiari contro sedi di partiti, abitazioni, ai sistematici pestaggi in tutti i quartieri della capitale. Decine, centinaia di quotidiane violenze che non « meritano » nemmeno qualche riga sui giornali ma che contribuiscono inevitabilmente a creare un clima di tensione, di paura. E che qualche volta uccidono. La sorella di questa ultima vittima del terrore da quella drammatica sera non ha più messo piede in casa. Ha abitato in questo mese in un altro appartamento, avanti indietro da Torpignattara all’ospedale S. Giovanni dove era ricoverata Jolanda. Nessuno pensava che si sarebbe cosi aggravata. I medici hanno detto che la donna è morta per avvelenamento da ossido di carbonio. E il fisico era debilitato anche dalle ustioni di terzo grado. La salma è stata messa a disposizione dell’autorità giudiziaria e l’autopsia chiarirà forse meglio le cause della morte. Ma l’esame autoptico non deve « spiegare » nulla. La tragedia si spiega da sola. Un assassinio in piena regola, l’assassinio di una militante democristiana.
« Neppure nella logica aberrante dell’eversione — ha detto In un comunicato il segretario cittadino della DC Corazzi — Jolanda Rozzi poteva essere considerata un obbiettivo di rilevanza politica ». Il segretario della federazione comunista romana Sandro Morelli ha inviato alla sorella della vittima un telegramma di solidarietà per questo nuovo barbaro omicidio che colpisce tutti i democratici.
FONTE: L’Unità, 27 febbraio 1980
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