E’ morto Luigi Rosati, un rivoluzionario che scelse l’Africa

luigi rosati

E’ morto stamattina a Parigi, per un tumore alla vescica, Luigi Rosati, rimasto in terra d’esilio anche dopo la prescrizione della pena per la sua partecipazione alla sovversione sociale degli anni ’70. Della sua figura di leader dell’estrema sinistra romana, da Potop al Movimento comunista rivoluzionario ci offre un appassionato ritratto un suo compagno che gli è stato assai vicino lungo l’arco della sua militanza, Luciano Vasapollo. Io mi limiterò a raccontare una piccola storia molto personale

Ho ancora un vivido ricordo della prima volta che ho sentito Luigi. L’assemblea nazionale del 26-27 febbraio che segnò l’all’in dell’Autonomia sul 77 romano. Con la convocazione della manifestazione nazionale del 12 marzo. La mia piccola banda autonoma aveva rapporti privilegiati con i caivanesi che erano una struttura dei Comitati comunisti romani.

Con i suoi compagni a Napoli

Io ero particolarmente legato al suo referente napoletano, l’unico che era stato nelle Fac. Questo compagno, che aveva qualche anno più di me, era iscritto a Sociologia, l’unico corso di laurea con alti tassi di frequenza a Lettere. E così nel ’77, tra un’interruzione di corso e una rissa con la Fgci avemmo anche modo, in due, di cacciare dallo scalone di ingresso della Federico II un manipolo di ciellini che volantinava contro l’aborto per le vittime di Seveso … Ascoltare Luigi quella volta e diventare suoi groupie fu una cosa sola. Ricordo ancora il bellissimo cardigan che indossava. Era bello ed elegante eppure, cosa non rara all’epoca, riusciva a integrarsi perfettamente con i più proletari dei suoi compagni

Un tranquillo 12 marzo

Due settimane dopo noi posillipini, insieme ai caivanesi, partecipammo al corteo nazionale nello spezzone di testa, quello aperto dallo striscione per Paolo e Daddo. Qui confluirono tutti i compagni della diaspora dei Comitati comunisti. Erano almeno 4 i gruppi: per il potere operaio, rete pubblica di Prima Linea, i rivoluzionari di Oreste Scalzone e Piero Lo Giudice, i romani di Luigi e Giancarlo Davoli per la dittatura del proletariato, gli autonomi del Sud di Fiora Pirri e Andrea Leoni). Fu, nonostante l’acquazzone una passeggiata di salute, in assoluta sicurezza. Il servizio d’ordine era formidabile. Alla fine, mentre infuriava la guerriglia, ci affidarono a due compagni romani che ci scortarono incolumi fino a Roma Termini (che siano benedetti ovunque siano oggi). Impedendoci tra l’altro di buttarci a Corso Vittorio Emanuele nel 64 che poi sarebbe stato rastrellato con decine di fermi di lì a poco …

L’arresto nel 1978 di Luigi Rosati

Un anno dopo, fu arrestato Luigi. Era il 31 gennaio 1978. Unico membro di una sua personalissima associazione sovversiva: gli trovarono solo carte. Riavvicinati se non proprio rientrati i romani nei Cocori, fui per qualche mese il referente napoletano del gruppo, sempre grazie al mio compagno di Lettere. Ebbi così modo di essere presente a Roma negli ultimi dei 55 giorni, nel disperato tentativo di salvare la vita del presidente Moro e il futuro del Movimento. Perdemmo la partita.

Con il Movimento comunista rivoluzionario

Dopo un anno di custodia cautelare, con i suoi compagni diede corpo al Movimento comunista rivoluzionario, nato da una microscissione delle Br. I pochi compagni fuoriusciti con Valerio Morucci e Adriana Faranda (sua ex moglie e madre di Alexandra Rosati) per il rifiuto dell’esecuzione capitale per Aldo Moro. Nonostante il contenzioso personale con Valerio, nell’autunno 1980 erano entrambi compagni di cella a Rebibbia con Oreste che era divorato dall’anoressia.

Parigi e la scoperta dell’Africa

Poi l’ho reincontrato nell’autunno del 1987 a Parigi. Lavoravo con Oreste al suo memoir sul “Biennio rosso” e lui volle coinvolgere Luigi che all’epoca dei fatti credo fosse il suo più stretto sodale nel Collettivo di Lettere. In una delle sedute di registrazione si affaccio Enrico Porsia, che fece delle foto bellissime a Luigi. Chissà dove le ho messe. Mannaggio. Era molto più “leggero” e già presissimo dalla fissa “africana”.

Si era scelto come nom de plumbe Elongui per le collaborazioni giornalistiche. La più importante era con Afrique Asie. Dove non si occupava solo di cultura e di musica ma anche di fenomeni sociali, come la diffusione a Parigi della Sape, il movimento di “dandy” nato nel Congo francese, giovani fissati con le griffe e con un’eleganza molto raffinata. Ha pure scritto un saggio politico sul Congo orientale, ancora reperibile su Amazon.

Luigi Rosati e la storia dei Centocellaros

Negli anni Novanta, pur presente nelle frequenti occasioni di mobilitazione per i rifugiati sotto procedura di estradizione, accentua il suo distacco beffardo dalla politica e dalle sue ritualità.

Salvo vent’anni dopo avere un ritorno di fiamma e produrre insieme a un antico sodale, Luigi Vasapollo (oggi dirigente della Rete dei Comunisti, un fondamentale testo di memoria sui Centocellaros. In mezzo ancora tanta vita, tra lutti terribili (la morte di Nathalie) e grandi gioie … Che peccato, Luigi. Ciao, Prence …

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente è in pensione dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

2 commenti su “E’ morto Luigi Rosati, un rivoluzionario che scelse l’Africa

  1. Grazie per il tuo ricordo, una precisazione però: Vasapollo non gli è stato affatto vicino lungo l’arco della sua militanza, condivisa piuttosto con Oreste, ma è entrato nella vita di mio padre in questi ultimissimi anni. Un amico per lui fraterno, che ci tengo a ricordare, fu Gianni Morbioli.

    • Ale, con tutto l’affetto che ho per te, essendo evidente il massimo rispetto e amicizia che ho avuto per tuo padre, ti confesso che a me Centocellaros non è piaciuto proprio (aldilà dei numerosi errori e sciatterie) e il suo ritorno politicistico nemmeno, che peraltro mi ha stupito. Non avevo bisogno della tua testimonianza, anche se mi fa piacere l’attenzione e la passione per cui ti dedichi alla difesa della memoria e dell’identità di tuo padre. Infatti, preferivo il Luigi scanzonato che quando passava da Oreste e ci vedeva impegnati in uno dei tanti progetti politico-editoriali destinati a non compiersi (ma era bello comunque provarci) ci prendeva per culo facendo l’antipolitico, quello che aveva superato questa umana debolezza. E su questo terreno Gianni, che ho avuto il piacere di incrociare spesso a Parigi, era più avanti di Luigi…
      PS: Quanto alla vicinanza non so sinceramente degli ultimi anni, ma credo che si possa tranquillamente riconoscere Vasapollo come uno dei tanti Rosati’s boys 50 anni fa.

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