13 maggio 1977: decapitata Prima Linea a Torino. Arrestati Borrelli, Galmozzi, Scavino

prima linea

Il blitz che decapita Prima Linea a Torino, scatta nel pomeriggio del 13 maggio, a piazza Sabotino, nel cuore della Torino popolare. Per sbaglio. La polizia segue da settimane Marco Scavino, ex di Potop, referente di Senza Tregua dopo il distacco di Marione Dalmaviva. il notissimo Marione, alla testa di Potere operaio dai tempi dell’intervento alla Fiat nell’autunno caldo.
Torino è l’unica realtà, riconosce Chicco Galmozzi nel suo recente libro “Figli dell’officina” sul biennio 1974-76 e il percorso di incubazione di Prima Linea, in cui funziona l’alchimia tra le diverse componenti che daranno vita al principale gruppo della lotta armata: i ‘continuisti’ di Potere Operaio, i fuoriusciti di Lotta Continua su un progetto di “armamento operaio”

Quel giorno Scavino ha un appuntamento con una compagna milanese, Giulia Borrelli, ricercata da qualche settimana. Perché il consigliere democristiano Notaristefani, funzionario della Procura, gambizzato a marzo dalle Brigate rosse, ha sbagliato il riconoscimento della donna che faceva parte del commando e così ha accusato la piellina Giulia Borrelli al posto della brigatista Nadia Ponti. Scambi che succedevano spesso all’epoca.
Da quel giorno tutte le vetture della Digos girano con le foto della donna sul cruscotto.

Prima linea a Torino

La Borrelli, già arrestata ai tempi della militanza in Lotta Continua, è da qualche mese in trasferta a Torino, insieme al suo compagno Enrico Galmozzi, componente del comando nazionale di Prima Linea insieme a Scavino e ai milanesi Baglioni, Villa e Rossi. E’ uno dei responsabili dell’omicidio del consigliere milanese missino Enrico Pedenovi, ucciso a Milano il 29 aprile 1976.

La coppia è stata mandata da Milano a irrobustire la rete militare torinese che ha perso il pezzo più pregiato, Cristoforo “Gerard” Piancone, passato alle Brigate Rosse con la “banda” Morucci. Il gruppo si è oramai consolidato. Hanno già compiuto il primo omicidio. Hanno ucciso il poliziotto della Digos Ciotta il 12 marzo, per vendicare il compagno Lorusso ammazzato l’11 dai carabinieri a Bologna. Si sta consolidando il modello organizzativo scelto. Una struttura tripartita tiene assieme organizzazione combattente (Prima Linea), rete militante (ronde e squadre operaie) e intervento pubblico (i comitati comunisti).

La cattura

Così Galmozzi e Borrelli si accingono a rientrare a Milano. Hanno già “svuotato” la base in cui hanno vissuto quei mesi a Torino. Tra le ultime cose da fare c’è appunto lasciare le chiavi. Lui resta ad aspettare in macchina, dietro l’angolo, lei va all’incontro con il compagno. Gli agenti che seguono Scavino la riconoscono e bloccano i due. Galmozzi aspetta un po’ poi si affaccia in piazza ed è a sua volta bloccato. Normalmente gira armato ma ha lasciato le sue pistole a Milano, insieme all’altro materiale logistico trasferito dal covo smobilitato. Le accuse di Notaristefani ben presto cadranno: la ricognizione personale non conferma il riconoscimento fotografico ma intanto i tre sono finiti in galera e si faranno più di un anno dentro.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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