22 marzo: un giorno difficile da dimenticare

1968 – E’ una data da non dimenticare il 22 marzo del ’68 , poiché segna il salto di qualità dei movimenti di contestazione europei che quell’anno avranno nel maggio francese il momento più esaltante. Quel giorno si diffuse la notizia che a Parigi erano stati arrestati sei studenti per una manifestazione pro-Vietnam in solidarietà con gli studenti americani che da oltre un anno si battevano contro la guerra.
Nella nuova università di Nanterre, a nord-ovest di Parigi, un gruppo di ispirazione libertaria il cui leader è lo studente anarchico Daniel Cohn-Bendit, occupa la Sala del consiglio della facoltà di Lettere. Iniziano solo in centoquaranta ma in pochi giorni la protesta dilaga, arrivando a mettere in pericolo l’intero sistema politico francese. Quel piccolo gruppo diverrà un movimento chiamato appunto 22 MARZO. Nome ripreso due volte in Italia, nella primavera stessa da un gruppo di fascisti romani, nell’autunno 1969 da anarchici usciti dal Circolo Bakunin. In entrambi i casi c’è l’anarco-fascista Mario Merlino, recentemente scomparso. La storia la racconterà nel 1970 La strage di Stato, il volume collettivo di controinformazione sulla strage di piazza Fontana. LEGGI TUTTO
1972 – Maurizio Pedrazzini 22 anni, milanese, militante di Lotta continua, è arrestato il 22 marzo 1972: con una pistola aveva sparato sul pianerottolo di Franco Servello, allora commissario straordinario della federazione missina di Milano. “In quei giorni – scriverà Leonardo Marino – era andata buca la prima operazione di giustizia rivoluzionaria della nostra organizzazione: l’assassinio dell’on. missino Franco Servello, capo dei fascisti milanesi. Il compagno Maurizio Pedrazzini, che avrebbe dovuto giustiziarlo, si era fatto beccare con l’arma in mano sul pianerottolo dell’abitazione di Servello. Pedrazzini si era appostato al piano di sopra, in attesa che Servello uscisse di casa e chiamasse l’ascensore.
Avrebbe dovuto piombargli alle spalle e sparargli mentre l’on. missino entrava in cabina. Ma il nervosismo lo aveva tradito e, mentre aspettava, gli era partito un colpo che aveva fatto uscire tutta la gente dalle loro abitazioni. Pedrazzini, subito catturato, disse che voleva soltanto minacciarlo con la pistola per impedirgli di andare a tenere un comizio… LEGGI TUTTO [Pedrazzini attraverserà numerose vicende dell’insorgenza armata: dal fiancheggiamento di Sergio Segio all’assoluzione nel processo Calabresi nonostante le accuse di Marino, per finire ammazzato in una rapina nel 1998, ndb]

1976 – Giorgio Semeria, fondatore e dirigente delle Brigate rosse (nella foto è il primo in una traduzione dal carcere al maxiprocesso di Torino, seguito da Franceschini, Curcio e Bonavita), è arrestato dai carabinieri alla stazione Centrale di Milano, mentre scende dal rapido Milano-Venezia. Grazie alla soffiata di un operaio del Petrolchimico, militante del Pci, infiltrato nella colonna veneta lo aspettano, convinti che sia «il capo, il successore di Curcio alla guida delle Brigate rosse». E’ ferito gravemente da un sottufficiale, che gli sparò prima che lui potesse mettere mano alla pistola. LEGGI TUTTO
1977 – A Roma l’agente di Ps Claudio Graziosi è ucciso alle 23 del 22 marzo 1977 su un autobus 27, a via Portuense, dal nappista Antonio Lo Muscio mentre tenta di arrestare Maria Pia Vianale, senza rendersi conto che accanto vi è un suo compagno armato. Il poliziotto è in borghese e fuori servizio. Riconosce la militante dei Nap evasa da qualche mese dal carcere di Pozzuoli perché è comandato per l’emergenza di ordine pubblico a Roma ma presta servizio nella Celere a Napoli. Le foto della donna hanno avuto grande diffusione dopo la clamorosa fuga.
E’ disarmato ma non vuole perdere l’occasione: ordina al conducente di recarsi direttamente al più vicino posto di polizia, il commissariato San Paolo, ma la proteste dei passeggeri lo costringono a uscire allo scoperto: si dichiara un poliziotto e intima alla Vianale di non muoversi. Antonio Lo Muscio lo sorprende e lo colpisce alle spalle, uccidendolo. I due militanti dei Nap fuggono in direzione del ponte ferroviario della Portuense. LEGGI TUTTO
1978 – I funerali di Fausto e Iaio sono l’ ultimo grande evento di massa del decennio rosso, con i suoi 100mila partecipanti venuti a rendere omaggio ai due giovanissimi militanti del Leoncavallo, ammazzati la sera del 18 marzo, presumibilmente per fermare il loro lavoro d’inchiesta sullo spaccio di droga. LEGGI TUTTO
1992 – Carlo Pulcini, militante rivoluzionario simpatizzante delle Br-Pcc, muore a Torino di tumore, il 22 marzo 1992, a 50 anni. Era stato scarcerato da pochi mesi, quando il suo destino era ormai segnato per l’avanzare della malattia. Pulcini era nato in provincia di Viterbo, a Monterosi, il 21 gennaio 1942. Gli ultimi mesi di vita li racconta Paolo Dorigo, che gli fu vicino con altri compagni e precisa così la sua identità politica:
Carlo era stato imprigionato due volte, una per reato associativo (processo per l’omicidio del procuratore Giacumbi a Salerno) [in realtà Pulcini non c’è nel processo per l’omicidio che si svolge a Potenza ma in quello alla colonna Pelli, ndb], uscendo poi se mi ricordo bene dei suoi racconti in ospedale, per decorrenza termini, un’altra nell’ambito delle operazioni controrivoluzionarie che nel 1988 portarono pesanti colpi alle Br-Pcc. In carcere si era qualificato come militante rivoluzionario nei documenti collettivi dei processi cui partecipò, questa era una modalità di rappresentare il militante che si dispone a lavorare con le Br-pcc ma non ne era ancora ammesso per motivi di tempo necessario alla omogeneità politica collettiva. LEGGI TUTTO
2021 – Sante Notarnicola, il bandito rivoluzionario per eccellenza, muore a Bologna il 22 marzo 2021. Era nato a Castellaneta (Ta) il 15 dicembre 1938. Trascorre l’infanzia in un istituto e a 13 anni emigra a Torino dove vive la madre ed è presente alla rivolta di Piazza Statuto del 1962. Iscritto alla FGCI poi al PCI si allontana presto dalla sinistra istituzionale per legarsi a gruppi rivoluzionari e anarchici. Nel 1963 inizia con la Banda Cavallero una serie di 18 “rapine rivoluzionarie”. Man mano che il numero delle rapine aumenta, la banda si fa più agguerrita: spara tra la folla, prende ostaggi. Il 16 gennaio 1967, nel corso di una rapina a Ciriè la banda uccide il medico Giuseppe Gajottino.
L’ultimo atto della Banda Cavallero è il 25 settembre 1967, quando la banda prende d’assalto il Banco di Napoli in Largo Zandonai a Milano. La polizia interviene e dopo una sparatoria tra i passanti, con un interminabile inseguimento in città alla fine del quale si contano 3 morti (un quarto sarà stroncato due giorni dopo da un infarto), uno della banda, Adriano Rovoletto, è arrestato. Pochi giorni dopo tocca a Sante e a Cavallero.
Nei primi anni settanta alle rivolte dei detenuti “comuni” del cosiddetto proletariato extra-legale si erano uniti i militanti politici ed in particolare quelli di Lotta Continua (è proprio dallo scioglimento del fronte carceri di LC che dopo il 1973 nasceranno i NAP), e Sante Notarnicola diviene un’icona del movimento carcerario della sinistra antagonista di quegli anni. Nel 1972 Feltrinelli gli pubblica il suo primo libro “L’evasione impossibile”, Gianfranco Manfredi [una canzone decisamente brutta, ndb] e dopo gli Onda Rossa Posse, gli dedicano canzoni e nel 1978 è il primo nella lista dei 13 nomi indicati dalle BR come detenuti da liberare in cambio del rilascio di Aldo Moro
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