17.3.49: no alla Nato. Strage alle Acciaierie di Terni.

Sono state decine le vittime della guerra civile strisciante che il braccio armato dello Stato ha condotto nel secondo dopoguerra per piegare le lotte proletarie e l’opposizione del Partito comunista, ancora schierato nel campo socialista. Gli episodi sono tanti, le ricostruzioni non sempre affidabili. Il responsabile politico della scelta governativa di andare allo scontro duro ha un nome e un cognome, il ministro degli Interni, Mario Scelba, leader della destra democristiana. Con tutta la casualità del mio metodo evenementielle affiorano casi di morti che erano in realtà moribondi sopravvissuti, altri di morti che non erano strettamente vittime della violenza poliziesca. Ma sono tanti i casi reali, che nei prossimi giorni proverò ad aggregare in questo post, dedicato allo sciopero politico, contro l’adesione dell’Italia alla Nato, che sarà represso nel sangue alle Acciaierie di Terni. Significativo il peso degli attacchi polizieschi in Emilia Romagna
I morti dello scelbismo
- 18-20 novembre 1947 – Puglia – Cinque i morti negli scontri per lo sciopero generale del 18 novembre e per la reazione popolare alla brutalità poliziesca. Il 18 novembre, a Corato la polizia apre il fuoco contro i contadini uccidendo Diego Masciavè, sindacalista Cgil, il bracciante Pietrino Neri e la contadina Anna Raimondi. Altri 10 manifestanti rimangono feriti. A Trani, la polizia carica ferendo gravemente due dimostranti. A Bisceglie (Lecce), la polizia apre il fuoco su una folla di disoccupati che chiedono lavoro. Il 20 novembre, nel corso di una manifestazione di contadini che contrappone crumiri e scioperanti, i carabinieri sparano contro questi ultimi, uccidendo Antonio Augusti e Santo Niccoli e ferendo altri 7 dimostranti. A Bitonto la polizia piazza le mitragliatrici in strada per calmare la rivolta esplosa il 19 novembre , con tumulti violenti (si è parlato anche di uso di bombe a mano sotto la sede della Dc) ma un bilancio lieve di feriti
- 17 maggio 1949 – Molinella (Bo) – Uccisa una mondina
- 3 giugno 1949 – Forlì – L’operaia non uccisa
- 4 giugno 1949 – Correggio (Re) – Agrario uccide bracciante
- 12 giugno 1949 – Gambara (Bs) e S. Giovanni P. (Bo) – Uccisi due braccianti
- 29 ottobre 1949 – Melissa – La strage di Melissa è cantata da Lucio Dalla, quando ancora aveva come autore dei testi Roberto Roversi:
Il passato di tanti anni fa
alla fine del quarantanove
è il massacro del feudo Fragalà
sulle terre del Barone Breviglieri
Tre braccianti stroncati col fuoco
di moschetto in difesa della proprietà.
Il 29 ottobre del 1949 la celere apre il fuoco sui contadini di Melissa che avevano occupato il fondo detto Fragalà di proprietà del possidente del luogo, il barone Luigi Berlingeri. Tre persone rimangono uccise: Francesco Nigro, di 29 anni, Giovanni Zito, di 15 anni, e Angelina Mauro, di 23 anni, che morirà più tardi per le ferite riportate e che avrebbe dovuto sposarsi qualche giorno dopo. Molti saranno i feriti, anche gravi. - 13-14 dicembre 1949 – Nel corso di un rastrellamento notturno alla ricerca dei responsabili di alcune occupazioni di terrei carabinieri feriscono gravemente il bracciante Giuseppe Novello che morirà a seguito delle ferite riportate in ospedale e Michele Oliva che resterà invalido Sono feriti altri 6 braccianti. Nel 70° anniversario della strage la Cgil ha dedicato un’importante iniziativa commemorativa. LEGGI TUTTO
- 9 gennaio 1950 – Modena – La strage alle fonderie
- Marzo 1950: 6 morti in dieci giorni
– 14 marzo – Marghera – La strage che non ci fu alla Breda
– 17 marzo 1950 – Torino – Un morto nella battaglia antifascista
– 21 marzo – La strage di Lentella (Ch)
– 22 marzo – Due morti a Parma, uno ad Avezzano – Il disoccupato 32enne Attila Alberti cade sotto gli spari della polizia al termine di una manifestazione organizzata dalla Camera del Lavoro di Parma. Alberti muore sul colpo, all’angolo di strada Repubblica con Borgo Sant’Ambrogio. Ma c’è un’altra vittima: Luciano Filippelli, condotto in carcere, morirà a causa del diabete che i secondini non gli permisero di curare. La polizia spara ancora in Abruzzo ad Avezzano contro i dimostranti: è ucciso Francesco Laboni. A Roma durerà cinque ore la battaglia di strada: in una città paralizzata dal massiccio sciopero degli autoferrotranvieri la celere deve ricorrere a prolungati rastrellamenti per ristabilire l’ordine in centro.
– 23 marzo – San Severo (Fg) – Carri armati contro la rivolta - 30 aprile 1950 – Celano (Aq) – Due morti, 12 feriti
- 17-18 gennaio 1951 – Comacchio (Ra) Adrano (Ct) Piana A. (Pa) – 4 morti contro la guerra
- 13 gennaio 1956 – Venosa (Pz) – Ucciso un giovane bracciante in uno sciopero alla rovescia –
Il documentario su Rocco Girasole (video su Youtube)
L’inverno 1956 è particolarmente rigido (ricordate il capolavoro di Franco Califano: La nevicata del ’56?) e la miseria in Basilicata è tanta. Il 13 gennaio a Venosa circa 300 braccianti si muovono per ripulire dal fango via Roma: vi sono finanziamenti per asfaltare la strada ma sono fermi da mesi. L’intervento brutale della Polizia provoca scontri con i manifestanti, la morte di Girasole e cinque feriti. Segue la rappresaglia giudiziaria: il 5 novembre 300 carabinieri circondano il centro storico di Venosa, dei 35 arrestati, 27 finiscono alla sbarra, con 12 condanne; in appello cadono parte delle accuse. In totale, i braccianti di Venosa sconteranno 19 anni di reclusione. - 9 settembre 1957 – San Donaci (Br) – 3 morti nella guerra del vino (2 dc)
La classe operaia contro la Nato
La notizia, nel linguaggio freddo delle agenzie di stampa, era in prima pagina su tutti i giornali: a Terni c’erano stati scontri tra operai e la Celere ed era rimasto ucciso “tale Alvaro Trastulli”, giovane operaio che lasciava “la moglie giovane come lui e una bambina in tenera età”. “La bambina” era un bambino, e il “tale” rimasto ucciso si chiamava Luigi. Luigi Trastulli, fresatore delle acciaierie. Aveva 21 anni. Tre colpi d’arma da fuoco lo raggiunsero a un fianco e gli forarono un polmone. Era il mattino del 17 marzo del 1949.
Notizia in prima pagina ma messa in secondo piano: in quei giorni i titoli principali erano dedicati alla lunga discussione in corso alla Camera (51 ore continuate) sull’adesione dell’Italia al Patto Atlantico, alla Nato. Le sinistre si opponevano fermamente ed avevano promosso manifestazioni in tutta Italia.
Così Umbriasud, un portale web ternano, ricordava il 17 marzo 2016, l’eccidio delle acciaierie di Terni. Persino l’Unità, infatti, alla notizia dedica solo il piede della prima pagina. E la mattanza non è il cuore della notizia: merita solo il sottotitolo
La polizia spara sugli operai
Alle 10,30, alle acciaierie di Terni, suonarono le sirene e gli operai uscirono dalla fabbrica per recarsi alla manifestazione “in difesa della pace” che si sarebbe tenuta in piazza del Popolo (oggi piazza della Repubblica). Riferì Luca Pavolini su L’Unità: «Avevano percorso appena 300 metri quando è arrivata la celere: una decina di jeeps, la solita sarabanda, le solite manganellate». La polizia sosteneva che il corteo non era autorizzato, gli operai ribattevano che non era un corteo, stavano andando, tutti, verso il centro cittadino.
«L’autista della jeep del commissario fa fare un salto avanti alla macchina poi di colpo un salto indietro – racconta Pavolini – Primo ferito: l’operaio Ettore Scatolini, partigiano, è a terra con un piede rotto, gli è passata sopra una ruota. Gli operai protestano, gridano il loro sdegno. E allora la polizia spara loro addosso, spara subito a tiro radente sugli uomini…
Quando tutto è finito ci sono tre uomini a terra: Luigi Trastulli muore dopo 8 minuti. Raul Crostella, responsabile giovanile della Camera del Lavoro ha una pallottola nello stomaco… Lionello Dionisi una pallottola sotto l’ascella; Giuseppe Porotti, Romolo Cardinali, Santino Cippitelli, Ilvo Biancifiori, Carlo Danieli sono feriti da colpi di manganello».
24 ore di sciopero generale
Un morto e sette feriti: bilancio pesante. La Camera del Lavoro proclamò immediatamente uno sciopero generale di 24 ore. Gli operai rientrarono in fabbrica per presidiarla. In nessun’altra parte d’Italia, dove si tennero manifestazioni analoghe, s’erano verificati così gravi disordini.
A Terni lo spiegamento di forze di polizia fu eccezionale. Si considerò a priori che la manifestazione sarebbe stata diversa: il Pci era particolarmente forte e deciso; il Fronte Popolare nelle elezioni di pochi mesi prima aveva vinto largamente a Terni. Era forte le protesta per i piani di ridimensionamento dell’occupazione alle acciaierie. La “Terni” aveva già parlato di duemila licenziamenti che sarebbero venuti da lì a poco… LEGGI TUTTO
Lascia un commento