Giambattista Marongiu e la maledizione del 7 aprile

Professore di Scienze politiche a Padova, militante di Potere operaio, Giambattista Marongiu fu coinvolto nell’inchiesta partita il 7 aprile 1979 che portò in carcere ventidue dirigenti di Autonomia operaia. Nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Pietro Calogero, dodici degli arrestati erano accusati «di aver organizzato e diretto un’associazione denominata Brigate rosse al fine di promuovere l’insurrezione armata contro i poteri dello Stato»; gli altri dieci di avere organizzato e diretto Potere operaio e Autonomia operaia «al fine di sovvertire violentemente gli ordinamenti costituiti dello Stato».
Giambattista Marongiu, che era in questo secondo gruppo di imputati, sfuggì alla retata e riuscì a riparare in Francia, dove la legislazione voluta dall’allora presidente François Mitterrand consentiva alla diaspora politica italiana della fase più acuta delle lotte degli anni Settanta di trovare asilo politico. Quale fosse il segno politico di quell’inchiesta si vide con chiarezza da subito. Per quanto riguarda Giambattista Marongiu, lui da quell’incubo assurdo uscì solo diciannove anni dopo, quando fu riconosciuta la totale infondatezza delle accuse che gli venivano mosse.
Così Costantino Cossu sul Manifesto, in occasione della morte di Giambattista Marongiu, il 10 marzo 2014 (leggi tutto). Marongiu è uno dei tanti militanti maciullati dalla macchinazione giudiziaria del 7 aprile e morti prematuramente. Lo ricordava, sempre sul Manifesto, Alberto Magnaghi (un altro innocente carcerato a lungo e morto recentemente) in occasione della morte di Mario Dalmaviva:
La conta
- 1991 Sandro Serafini – Ci sono scarsissimi materiali in rete su Alessandro Serafini. Componente del gruppo di lavoro di Scienze Politiche costruito da Toni Negri, collaborò con Luciano Ferrari Bravo in Stato e Sottosviluppo. Il caso del Mezzogiorno (1972), un saggio fondamentale per la formazione di noi giovanissimi operaisti meridionali. Sempre con Feltrinelli nel 1974 pubblicò L’operaio multinazionale in Europa. L’Archivio dell’Autonomia, pubblicando il suo cv, ci restituisce tracce del suo lavoro di ricerca e di attività didattica fino al 1975 in quello che era effettivamente il principale laboratorio di ricerca dell’Autonomia operaia. E’ stato, nel suo rapporto con l’Università, un tecnico laureato fino alla sua morte. Non ambiva alla carriera accademica, il suo posto di lavoro e il collettivo dell’Istituto di Dottrina dello Stato gli consentivano di occuparsi della ricerca scientifica. Arrestato due volte, dal 1982 fu clandestino a Parigi fino all’assoluzione nel processo nel 1986. Continuò poi a lavorare in Facoltà (poi in dipartimento) fino alla fine prematura nel 1991.
- 20.05.1996 Franco Tommei
- 1998 Guido Bianchini – Dalla scheda editoriale di Derive Approdi, Guido Bianchini. Storia di un maestro dell’operaismo. a cura di Giovanni Giovannelli e Gianni Sbrogiò. Guido Bianchini (1926-1998) è stato una figura chiave dell’operaismo politico italiano, punto di riferimento delle lotte al Petrolchimico di Porto Marghera negli anni Settanta, instancabile formatore delle successive generazioni militanti. Le sue esperienze di inchiesta e le riflessioni sull’uso operaio del sindacato, su tecnologia e organizzazione produttiva, su rifiuto del lavoro e composizione di classe, fanno di Bianchini un personaggio di grande importanza, non solo per la storia delle lotte ma anche per la straordinaria attualità delle sue anticipazioni teoriche e pratiche. Attraverso un accurato mosaico di articoli, interviste e testimonianze, il libro consente di delineare la ricca biografia di un vero e proprio maestro. Qui la recensione di Lauso Zagato
- 26.4.2000 Luciano Ferrari Bravo
- 6.4.2004 Augusto Finzi
- 11.5.2001 Emilio Vesce
- 20 luglio 2016 Mario Dalmaviva
- Gianmario Baietta – Titolare della tipografia in cui si stampavano giornali e materiali vari dell’Autonomia padovana, fu arrestato nel secondo blitz, quello del 21 dicembre 1979, costruito sulle accuse spesso fantasiose di Carlo Fioroni. In basso un suo intervento dal carcere di Volterra, pubblicato dal Quotidiano dei lavoratori nel dicembre 1981,
- Antonio Liverani
- 3.9.2012 Giorgio Raiteri
- 7.1.2016 – Paolo Pozzi
- 21.9.23 Alberto Magnaghi
Un ricordo dei “padovani”
In questi giorni ci lasciava Giambattista Marongiu, dirigente di Potere operaio e tra gli ultimi suoi segretari a Padova, dove in seguito avrà un ruolo fondamentale nella nascita, sviluppo, organizzazione e direzione dei Collettivi politici veneti.
Ricordiamo tra i suoi molteplici impegni anche quello, per circa quattro anni a Pordenone, con
il collettivo politico locale, in particolare l’intervento alla fabbrica Zanussi. E ricordiamo anche la ricca umanità dimostrata dalle sue lacrime di emozione in occasione della manifestazione dei
50.000 del febbraio 1977 a Roma dopo la cacciata di Lama dall’università (eventi narrati nella nostra pubblicazione «Gli autonomi. Vol. VI», di Giacomo e Piero Despali).
Dedicata a Giambattista è questa poesia di Nanni Balestrini:
Collage Gibi
caro Gibi caro amico te ne sei andato via col tuo passo leggero col tuo sorriso dolce
spesso ironico un po’ canzonatorio ci hai piantati qua tutti in asso
sul più bello anzi sul più brutto di questo mondo che non va
sappiamo che non l’hai fatto apposta però ci siamo rimasti un poco male
e adesso eccoci qua ancora a annaspare con le dita incrociate
perché qualche miracolo accada anche tu ci avevi dato dentro per cambiare questo merdaio non ce l’hanno lasciato fare
ci hanno malmenati e cacciati però c’eravamo sempre lì
per dire che andava sempre peggio era bello averti vicino
con le tue parole agili appuntite che non ci saranno più
ma un’eco ce l’avremo sempre nell’orecchio così come ti rivedremo ogni tanto passare col tuo passo leggero
e il tuo sorriso dolce
spesso ironico un po’ canzonatorio
e ti diremo ciao Gibi ciao caro amico è stato bello averti un po’ vicino

Lascia un commento