25.1.80: finiscono gli attacchi Br alla “controguerriglia”

finisce la campagna br di attacchi alla controguerriglia

Il 25 gennaio 1980 un commando brigatista attacca un’auto dei carabinieri, provocando due morti e un ferito. L’assalto conclude la campagna contro le “forze della controguerriglia”, aperta a Roma il 9 novembre 1979. In sei distinti assalti (tre a Roma, uno a Milano, due a Genova) le Br uccidono sei poliziotti e quattro carabinieri. A Roma l’attacco è organizzato con tre singoli agguati contro “poliziotti di quartiere”. L’episodio più “grave” è l’agguato milanese dell’8 gennaio 1980. A Genova sono due gli attacchi all’Arma, per un totale di quattro morti

Lo scontro interno

Nell’autunno 1979 la crisi politica delle Brigate rosse, innescata dal fallimento della “campagna di primavera” conclusa con l’uccisione di Aldo Moro, raggiunge il culmine. La cattura a fine settembre di Prospero Gallinari, con la caduta del piano di attacco all’Asinara, la grande fuga a cui l’organizzazione aveva dedicato grandi energie e risorse in estate per liberare i leader storici, fa precipitare la tensione tra prigionieri e militanti attivi. Quest’altro fallimento è solo un aspetto di un più ampio dissenso, analizzato da Renato Curcio nel libro intervista con Mario Scialoja

Il Documentone

«“Documentone” è il nome che affibbiammo a un malloppo di oltre cento pagine messo a punto all’Asinara nell’agosto ’79. Il processo di Torino si chiude con un nostro comunicato in cui sollecitavamo una discussione generale tra tutte le colonne Br. Bisognava affrontare le incognite del periodo che ci stava di fronte. Se la fase di propaganda armata era esaurita e quella della guerra civile non si profilava, cosa rimaneva da fare? Aveva ancora un senso la nostra organizzazione così com’era stata originariamente concepita?

Secondo noi, la risposta doveva essere: “No”. Dovevamo assumerci maggiori responsabilità politico-organizzative nei confronti di tutte le diverse formazioni di lotta armata presenti in Italia. E anche allargare la discussione a più ampi settori dell’estrema sinistra. Non solo quella clandestina e militarizzata. O riusciamo a costruire i presupposti di un effettivo schieramento politico unitario, pur nella diversità delle impostazioni, oppure la nostra presenza rimarrà confinata al piano militare e verremo sfracellati.

Il botta e risposta con l’Esecutivo

“La risposta – prosegue Curcio – che arrivò ci lasciò di sale. Due righe di scrittura minuta su una cartina di sigaretta. “Non sappiamo bene dove sia l’errore, ma nelle vostre tesi un’errore c’è senz’altro”. Punto. Abbiamo preso un’altra cartina di sigaretta e abbiamo scritto: “I militanti delle Brigate Rosse prigionieri chiedono le dimissioni dell’Esecutivo”. Punto. Dall’altra parte del filo c’era Mario Moretti. Sapevamo bene che la nostra presa di posizione avrebbe intaccato gravemente una controversa, ma pur sempre profonda amicizia. Forse l’essere stati così drastici fu un errore. O forse no».

La replica di Moretti

Moretti replica a muso duro: «Se qualche compagno non si rende conto, nell’Italia del 1979, che diffondere e mettersi a discutere un documento clandestino di centoventi pagine è materialmente impossibile, è lui che è fuori dal mondo. Non è l’organizzazione che reprime le sue idee. Sarà brutale doverlo dire, ma bisogna pure che qualcuno lo faccia senza pietose bugie. […] L’analisi di fondo di quel documento è errata. Si ignorano i processi di ristrutturazione in atto. L’onda era passata, quel che restava del movimento era alle corde. Credo che qualcuno avrebbe voluto rompere con l’organizzazione, ma non lo fece». La rottura arriverà solo due anni dopo, con la scissione del partito guerriglia, ispirata proprio dai leader storici detenuti.

Il bel gesto delle dimissioni

A ogni modo Moretti e Rocco Micaletto, componenti storici dell’Esecutivo, si presentano dimissionari alla riunione della Direzione strategica che si svolge a Genova a fine anno. Ma nessuno è disposto a sostituirli e così il vertice resta immutato. Il terzo componente è Riccardo Dura, fatto che smentisce il suo isolamento e la condanna della sua forzatura nell’omicidio Rossa. L’appartamento che ospita la riunione è a via Fracchia, la strada dove è stato ammazzato il dirigente sindacale. Tra i partecipanti c’è anche Patrizio Peci che due mesi dopo potrà fare omaggio al generale Dalla Chiesa della preziosa indicazione.

Gli attacchi alla controguerriglia

Conferma la fase di asfissia politica dell’organizzazione la circostanza che negli ultimi mesi dell’anno l’operatività si concentra quasi tutta nell’attacco alle forze dell’ordine. La controguerriglia nella pomposa neolingua brigatista. In un mese, sono uccisi l’agente Michele Granato (Roma, 9 novembre); il maresciallo Vittorio Battaglini e il carabiniere Mario Tosa (Genova, 21 novembre); i marescialli di Ps Domenico Taverna (Roma, 27 novembre) e Mariano Romiti (iscritto alla Dc, Roma, 7 dicembre). La campagna ha una brusca accelerazione a inizio anno.

Tiro più alto verso la controguerriglia

L’8 gennaio un commando della Walter Alasia, con Walter De Maria (uno degli ultimi “giapponesi”, ancora blindato all’ergastolo) e Nicola Giancola, rinforzato da Mario Moretti e Barbara Balzerani, a Milano per ricostruire la colonna, annientano una pattuglia della Digos: il vicebrigadiere Rocco Santoro, l’appuntato Antonio Cestari e la guardia Michele Tatulli. Il volantino di rivendicazione della “strage di via Schievano” parla di «un saluto a Dalla Chiesa». Il generale è stato appena trasferito alla guida della Pastrengo mantenendo il controllo delle strutture antiterrorismo ovvero la controguerriglia.

Il «saluto» al leader della controguerriglia

Altro «saluto» a Genova, per il nuovo prefetto. Il 25 gennaio 1980 sono uccisi il colonnello dell’Arma Emanuele Tuttobene (definito «uomo di punta» di Dalla Chiesa) e il suo autista, appuntato Antonio Casu . Resta soltanto ferito il generale Luigi Ramundo. Per scelta del gruppo di fuoco, perché l’Esercito non è impegnato nella controguerriglia. Quest’ultimo attacco conclude la “campagna di annientamento”. La risposta dell’Arma arriverà il 28 marzo 1980, con la strage di via Fracchia. Le Br capiscono il messaggio e smetteranno di ammazzare carabinieri.

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente è in pensione dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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