Commemorano Sara e Sandrone: identificati 90 anarchici

Diversi gruppi di ANARCHICI, circa una sessantina in totale, si sono recati la mattina di domenica 29 marzo su via Lemonia a Roma, nelle vicinanze del casolare del Parco degli Acquedotti di Roma dove sono morti in un’esplosione mentre fabbricavano un ordigno artigianale Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano. Il presidio di commemorazione era stato vietato dal questore di Roma. Sul posto un ingente dispositivo delle forze dell’ordine, tra polizia e carabinieri. Gli ANARCHICI sono stati identificati dalla Digos e dai carabinieri dell’Aliquota informazioni operative del comando provinciale di Roma.

sara e sandrone

In proud and glory

È con grande dolore che abbiamo appreso della morte di Sara e Sandro, nostri amici e compagni di idee e di lotta. Mentre li piangiamo, riceviamo e diffondiamo queste parole, come se fossero le nostre.

Così sulla sua pagina facebook Alessio Canevari, un compagno romano di cui avevo perso le tracce da qualche anno, rilancia una nota in memoria e in difesa di Sara e Sandrone, i de compagni anarchici trovati morti nel crollo di una casa cantoniera a Roma sud

Anarchici per Sara e Sandrone

Apprendiamo con dolore della scomparsa, questa notte, di Sara e Sandrone.

Non sappiamo cosa sia successo realmente, né possiamo fidarci delle veline delle questure. Quelle questure che parlano di “gruppo Cospito”, a cui rispondiamo con le stesse parole di Sara nelle sue dichiarazioni a processo: “La responsabilità individuale è un fondamento dell’anarchismo. Io non prendo ordini né li do: né da nessuno né a nessuno. Agisco rispondendo solo alla mia coscienza che non ha parametri d’interesse né di vantaggi e che rimane l’unica voce che io possa ascoltare.”

Fatevene una ragione cari inquirenti, gli anarchici non hanno capi o generali!

Sandrone e Sara li abbiamo conosciuti nelle assemblee e nei campeggi, dove si parlava di anarchia, solidarietà, carcere, del sistema di dominio che ci circonda e di come fare a combatterlo.

Non ci interessa sapere nello specifico cosa sia successo in quel casolare dove han trovato la morte. Sappiamo per certo che nel loro cuore c’era quell’idea di libertà e anarchia che sentiamo anche noi, sappiamo per certo che in questo mondo dove la guerra fa sempre più vittime innocenti, per agire contro di essa serva anche la violenza rivoluzionaria.

Di fronte ad un presente inondato di bombardamenti su ospedali, scuole, mercati e abitazioni civili, di guerre e genocidi in nome del denaro e del potere, crediamo sia necessaria l’audace volontà di utilizzare ogni mezzo contro questo sistema.

Ci affligge non poterli più incontrare nelle nostre strade, ma sappiamo che li avremo sempre al nostro fianco, a prescindere da come ora lo stato li voglia fare apparire.

Viva l’anarchia!

Viva la lotta!

Con Sara e Sandrone nel cuore!

Centro di documentazione anarchico l’Arrotino – Individualità anarchiche – Antiautoritari di Valtellina e di Italia.

A questo punto, prima di offrirvi la cronaca giornalistica della tragedia vi ripropongo le dichiarazioni spontanee di Sara Ardizzone all’udienza preliminare di Perugia. Anche qui il leit motiv è che gli anarchici non hanno capi. Un testo che ha avuto diffusione virale nella mia bolal social. A seguire un “box” sui precedenti ‘incidenti sul lavoro’ …

anarchici

I precedenti

A mio ricordo sono sette gli episodi di militanti rivoluzionari uccisi da errori tecnici con l’esplosione di ordigni in fabbricazione (il nappista Principe, i tre autonomi di Vicenza) o in esecuzione degli attentati (gli oppositori al regime dei colonnelli Giòrgos Tsikouris e Maria Elena Angeloni, il gappista Feltrinelli, il nappista Taras, i militanti di Azione rivoluzionaria Di Napoli e Pinones e infine Sardone)

  • 02.09.1970 Giòrgos Tsikouris e Maria Elena Angeloni, attentato contro l’ambasciata Usa di Atene
  • 14.02.1972 Giangiacomo Feltrinelli, Gap, sabotaggio di un traliccio a Segrate
  • 11.03.1975 Vitaliano Principe, Nap – Muore mentre sta preparando un ordigno, dilaniato dall’esplosione accidentale in un appartamento di via Consalvo a Fuorigrotta. Studente napoletano di medicina, 25 anni. Resta gravemente ferito Alfredo Papale, 20 anno, studente dell’Accademia di Belle arti. Un anno prima era rimasto ferito, la notte del 24 aprile, da colpi d’arma da fuoco sparati da neofascisti della sezione Berta, a piazza Cavour contro militanti di Lc che attacchinavano sulla festa della Liberazione
  • 30.05.75 Giovanni Taras, Nap attentato al manicomio giudiziario di Aversa
  • 04.08.77 Aldo Orlando Pinones e Attilio Di Napoli, un profugo cileno di 24 anni e uno studente milanese di 19 anni, fratello di un detenuto nappista, morti nell’esplosione di un ordigno devastante all’interno della loro automobile, nei pressi di una caserma dei carabinieri di Torino. In omaggio ai due compagni “caduti” l’organizzazione anarco-libertaria organizza una campagna contro la stampa a settembre. Colpiti la tipografia della Stampa e un redattore dell’Unità, gambizzato
  • 30.10.77 Rocco Sardone, ex Pcml attentato a Torino nella campagna per la Raf
  • 11.04.79 Maria Antonietta Berna, Angelo Del Santo, Alberto Graziani, Collettivi politici veneti, Thiene, preparavano un ordigno per la notte dei fuochi dopo il 7 aprile
  • 24.08.89 – Luigi De Blasi “Nino” – Esponente di spicco della cellula romana dell’Orai, network anarco insurrezionalista, considerato la mente di alcuni sequestri di persona, tra cui quello di Milena Silocchi, muore nell’esplosione di un’autobomba che stata preparando al Prenestino. L’azione avrebbe dovuto essere una rappresaglia per i “fatti della bretella”, il maldestro intervento dei Nocs nel sequestro Belardinelli, che aveva provocato poche settimane prima due morti (e un’altra persona morrà a settembre per le ferite riportate). I suoi compagni lo seppelliscono i compagni e sarà identificato soltanto anni dopo, grazie alle confidenze poi ritratte da un bandito sardo, complice con altri connazionali di alcune azioni di finanziamento del gruppo anarchico (sequestri di persona e rapine). Per approfondire leggi le pagg.12-25 della sentenza allegata. De Blasi era il compagno di Rose Ann Scrocco, l’anarchica americana che a cavallo tra i due secoli fu l’unica donna tra i trenta latitanti più ricercati d’Italia.

Altre storie di anarchia: le persone

… e i fatti

Sara al processo di Perugia

«Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato, dal momento in cui questo nella sua essenza presuppone l’esercizio del potere militare ed economico di alcuni uomini e donne su altre persone e sul pianeta in generale. Sono nemica di ogni forma di governo di cui questo si dota, dal momento in cui la scelta tra democrazia e dittatura è solo quella più funzionale a mantenere il controllo sulla popolazione o per essere più precisi: sulla classe oppressa.

Odio l’attuale ordine esistente e chi lo detiene; pertanto credo nella giustezza della violenza degli oppressi avverso le proprie catene ed avverso chi le stringe. Di sedere sul banco degli imputati a rispondere di danneggiamento delle auto di poste italiane, azienda responsabile dei rimpatri forzosi di centinaia di migranti scappati dalle guerre di cui l’Italia è coprotagonista, non mi provoca né turbamento né vergogna.

Un castello di bugie sugli anarchici

Quello che invece, per dirla con un eufemismo, mi lascia indignata è il costrutto che avete fatto sull’anarchismo. Un castello di bugie volto solamente ad aumentare anni di galera per compagni e compagne, volto solo a giustificare l’attuazione di regimi speciali in cui altrimenti non potrebbero andare.

Pertanto la pubblica accusa ha creato un mondo, un mondo degli anarchici fatto di capi, dove articoli di giornale diventano “ordini” dove c’è chi impartisce comandi e chi li riceve dove c’è chi istiga e chi viene istigato. La cosa più sorprendente è che quello di cui accusate l’anarchismo, in realtà, è il vostro mondo. La responsabilità individuale è, invece, un fondamento dell’anarchismo. Io non prendo ordini né li do: né da nessuno né a nessuno.

La tortura del 41 bis per gli anarchici

Agisco rispondendo solo alla mia coscienza che non ha parametri d’interesse né di vantaggi e che rimane l’unica voce che io possa ascoltare. Vedere un anarchico, in questo mio processo coindagato, in 41 bis non è un deterrente alla convinzione nelle mie idee anzi è un rafforzativo. Mi convince sempre di più della vostra ipocrisia, mi convince sempre di più che, al di là dell’ingiustizia del 41 bis nella sua posizione specifica, il 41 bis in generale è tortura.

Perché non si possono tenere per un tempo indefinito degli esseri umani senza contatti fisici né senza vedere il cielo. Mi convince che c’è un enorme differenza fra la violenza degli oppressi e quella degli oppressori: la prima segue un’etica, la seconda nessuna. Sempre per l’anarchia».
Sara Ardizzone

Roma, esplode un ordigno
Morti due anarchici a Roma

Forse preparavano una bomba Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i due anarchici ritrovati morti venerdì mattina sotto le macerie di un casolare abbandonato al parco degli Acquedotti a Roma. Il Casale del Sellaretto è una casa cantoniera dismessa, diventato rifugio di senzatetto. Erano già noti alle forze dell’ordine e gravitavano intorno al gruppo di Alfredo Cospito
L’ipotesi degli investigatori della Digos è che i due stessero maneggiando un ordigno, che sarebbe esploso accidentalmente causando il crollo del solaio del casolare.

L’esplosione giovedì sera

Alcuni residenti della zona hanno affermato di avere sentito la sera di giovedì un boato proveniente dal fabbricato, una struttura abbandonata e utilizzata come riparo da persone senza fissa dimora.
Venerdì mattina sono giunti sul posto Polizia, Vigili del Fuoco e Scientifica, che hanno ritrovato le due vittime. I tatuaggi che avevano sul corpo hanno consentito il riconoscimento.
A far sospettare la preparazione di una bomba l’esplosione, lo stato dei corpi e un braccio amputato dell’uomo .

Gli attentati ai treni

Non si esclude che nel mirino di un potenziale attentato ci potesse essere la rete ferroviaria. Gruppi anarchici avevano rivendicato sabotaggi alla linea dell’Alta Velocità già lo scorso febbraio, con slogan contro le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.
I sabotaggi delle ferrovie da parte di gruppi antagonisti sono aumentati del 450 per cento tra il 2024 e il 2025, secondo il ministero dell’Interno, mentre le inchieste delineano trame interconnesse tra ambienti antagonisti europei.

“Sandrone” Mercogliano

Sara Ardizzone e “Sandrone” Mercogliano erano militanti anarchici e gravitavano intorno al gruppo di Alfredo Cospito, condannato a 23 anni per attentato con finalità di terrorismo
Mercogliano, nolano, 53 anni, era tra gli imputati nel processo “Scripta Manent”, che aveva colpito la galassia di cellule sovversive che operavano come “Federazione anarchica informale“, tutte accusate di attentati con ordigni e invii di plichi esplosivi. Ha ottenuto l’assoluzione in appello. La sentenza ha annullato la condanna a cinque anni di detenzione nel 2019 per associazione sovversiva con finalità di terrorismo. Nello stesso processo era stato imputato anche Alfredo Cospito, condannato a 20 anni in appello.

Sara Ardizzone

Di Sara Ardizzone, un assistente sociale romana, 35enne. erano note le posizioni antagoniste ed era stata indagata insieme a Cospito e ad altri anarchici nel procedimento “Sibilla”. Il gruppo era accusato di istigazione a delinquere e all’evasione aggravate dalla finalità di terrorismo.
Durante l’udienza preliminare, la donna aveva rilasciato dichiarazioni spontanee in cui si dichiarava “nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato”. Tutti gli imputati erano stati assolti a gennaio 2025.

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente è in pensione dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

2 commenti su “Commemorano Sara e Sandrone: identificati 90 anarchici

  1. Aggiungo Silvio Ferrari , morto a Brescia nel ’74, mentre trasportava un ordigno da piazzare davanti alla sede della CISL.

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